Una Jeep Compass abbandonata nei pressi del cimitero di San Pietro Vernotico potrebbe essere uno dei tasselli chiave per ricostruire la fuga del commando che lunedì 9 febbraio ha assaltato due portavalori lungo la statale 613 Lecce-Brindisi. Il veicolo è stato individuato dai carabinieri a circa dieci chilometri dal punto in cui i banditi avevano bloccato i blindati, in un’azione fulminea e militarmente organizzata. All’interno del mezzo abbandonato sarebbero stati rinvenuti degli attrezzi riconducibili alla banda. Si tratterebbe della quarta auto, assente sul luogo dell’assalto.
Secondo quanto emerso finora, all’interno di uno dei portavalori viaggiava una cassaforte con 5,9 milioni di euro: un bottino ingente che spiega la potenza di fuoco messa in campo e l’attenzione con cui la banda avrebbe pianificato ogni fase, compresa l’uscita di scena.
La Jeep rinvenuta a San Pietro Vernotico viene considerata la “seconda auto” usata per allontanarsi dopo l’assalto: la prima vettura era già stata scoperta e posta sotto sequestro nelle ore successive. Ora gli investigatori puntano sugli accertamenti tecnico-scientifici sul mezzo trovato vicino al cimitero: impronte, tracce biologiche, eventuali residui e la comparazione con immagini di videosorveglianza e letture targhe lungo le direttrici di fuga.
Intanto, le ricerche dei complici proseguono su scala regionale, mentre il fascicolo – vista la modalità dell’azione e il contesto – è passato alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, chiamata a coordinare gli sviluppi investigativi.
Il ritrovamento dell’auto, apparentemente “parcheggiata” in un’area defilata ma non casuale, rafforza l’ipotesi di una logistica studiata: cambi di veicolo, punti di appoggio e coperture sul territorio. Ed è proprio da qui, dalla Jeep del cimitero, che gli inquirenti sperano di risalire ai volti e alla rete che ha reso possibile l’assalto.
