LECCE/BRINDISI – La genesi del colpo, la paternità e, dunque, l’ipotesi di una stretta di mano tra clan pugliesi con il supporto di eventuali spie. Sono i nodi che è chiamata a sciogliere la Direzione Distrettuale Antimafia che, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Carmen Ruggiero, ha aperto un procedimento di inchiesta sull’assalto al portavalori sfumato lunedì mattina sulla superstrada Brindisi-Lecce. Il fascicolo viaggerà in parallelo rispetto all’azione penale già incardinata per Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, i due soggetti originari di Foggia fermati dai carabinieri, subito dopo l’assalto, nelle campagne lungo la Lecce-Trepuzzi. Facendo seguito alle ipotesi di reato avanzate dal pm Alessandro Prontera, la Gip Tea Verderosa nell’ordinanza di convalida del fermo si è soffermata sulla matrice mafiosa dell’assalto, lasciando pochi dubbi sulla presenza di basisti. La criminalità salentina avrebbe fatto da sponda a quella foggiana: l’uso di esplosivi ed armi da guerra, l’inseguimento e il conflitto a fuoco con i carabinieri, la platealità dell’intera azione criminale sarebbero il frutto di una collaborazione tra clan, che potrebbero essersi avvalse di spie. Al momento tutte ipotesi, che l’Antimafia dovrà accertare.
Nelle scorse ore, però, si è aggiunta una certezza: è stata utilizzata dal commando l’auto, una jeep renegade, trovata dai carabinieri nei pressi del cimitero di San Pietro Vernotico. Sarebbe la quarta vettura, anche questa rubata, impiegata dalla banda per perpetrare il colpo.
Intanto nelle scorse ore il presidente dell’istituto di vigilanza vicentino, Luigi Battistolli, ha sottolineato come “negli ultimi due anni il Gruppo ha subito 14 assalti”. “Un dato – ha rimarcato – che richiede attenzione e azioni concrete”.
Di questi 14 assalti, aggiungiamo noi, cinque sono verificati in Puglia: stesso copione ma esiti diversi. Il 4 luglio 2024 sulla Brindisi-Lecce, all’altezza di Torchiarolo, il colpo ha fruttato ai malviventi circa 3milioni di euro. Il 2 gennaio dello scorso anno la strategia paramilitare è andata in scena sulla statale 89 del Gargano nel tratto che collega San Nicandro ad Apricena. Il 24 novembre stesso modus operandi sulla statale 16, tra Barletta e San Ferdinando di Puglia. Il 7 gennaio scorso un commando armato ha agito sulla A14 tra Foggia e Cerignola. Infine il colpo, andato a vuoto, del 9 febbraio scorso.
Tanti, troppi, che fanno il paio con la recrudescenza del fenomeno degli assalti ai bancomat registrata negli ultimi mesi dal Foggiano al Salento. Episodi che potrebbero ricongiurgersi ad un’unica pista investigativa, per la quale gli inquirenti sono al lavoro.
