LECCE/BRINDISI – Dopo l’assalto al portavalori lunedì mattina sulla superstrada Lecce- Brindisi, quattro degli otto malviventi hanno percorso la strada per San Pietro Vernotico, attraversato Squinzano e tentato di nascondersi sulla Lecce-Trepuzzi, non distanti dal campo “Panareo”. Secondo la Giudice per le indagini preliminari non un caso, ma una conferma: il colpo, dal valore di quasi sei milioni di euro, è evidentemente frutto di una “stretta di mano” tra la criminalità foggiana e quella salentina.
È quanto si evince dall’ ordinanza di convalida di fermo e di applicazione di misura cautelare personale emessa dall Gip Tea Verderosa dopo l’interrogatorio, in carcere, ai due soggetti fermati subito dopo l’assalto in una campagna lungo la 7-Ter. Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, entrambi foggiani, si sono trincerati nel silenzio e i rispettivi legali Andrea Castronovi e Matteo Ciociola valutano adesso il ricorso al Riesame in riferimento alla contestazione dell’aggravante del metodo mafioso. Ed è proprio su quest’ultima che si concentra, nell’ordinanza, la Gip.
“La certosina organizzazione sotto il profilo tempistico dell’assalto armato, (…) l’articolata predisposizione delle vetture adoperate, la tempestività ed efficacia di applicazione della carica esplosiva” secondo il magistrato lasciano pochi dubbi alla matrice mafiosa dell’assalto.
Così come “la ‘platealità’ dell’azione miliare violenta, (…) riproducendo una tipica scena di guerriglia urbana, appare assumere un connotato dimostrativo, di monito rispetto alle Forze dell’Ordine e alle collettività territoriali coinvolte”.
Poi il passaggio cruciale che chiama in causa il Salento. “È circostanza tutt’altro che irrilevante che i complici si siano dati alla fuga percorrendo, tra gli altri centri, San Pietro Vernotico e il centro abitato di Squinzano, per poi arrestarsi non distanti da campo “Panareo” – si legge ancora nelle carte – Si tratta di aree ad alta densità criminale organizzata. Il che induce anche a inferire come l’approvvigionamento di tali armi, anche da guerra, ed esplosivi non possa che pertenere a un contesto di criminalità organizzata qualificata: sia essa di area geografica di provenienza dei complici e dei due indagati (dunque foggiani), che “di sponda” della criminalità organizzata qualificata locale”. E di fatto la caccia ai basisti prosegue. Non è escluso che le radiotrasmittenti, trovate in un borsone dei banditi, abbiano garantito un contatto costante anche con complici esterni.
Benché non siano stati sequestrati smartphone, i carabinieri stanno esaminando il traffico telefonico sulle utenze in uso ai due arrestati ed eventuali scambi di posta elettronica. La caccia ai complici prosegue, dunque, in Capitanata così come sull’asse Lecce-Brindisi.
