LECCE – La sua è stata una prestazione che va ben oltre il 7 in pagella riconosciuto dalla stampa.
Omri Gandelman, arrivato da sconosciuto alla corte di Di Francesco durante la sessione invernale di calciomercato, si è fatto trovare pronto. A volte è anche fortuna. Il centrocampista è arrivato in concomitanza dell’infortunio di Berisha e dunque pronti -via, il giocatore è stato subito buttato nella mischia.
1 gol realizzato, sei partite giocate, 5 volte da titolare e 1 da subentrato, per un totale di 415 minuti giocati.
Il suo merito è quello di aver capito in pochissimo tempo, il calcio italiano e le idee del tecnico giallorosso. Prove sempre sopra la sufficienza, fatta eccezione per le gare con Inter e Milan dove si è collocato sulla scia della prestazione corale della squadra. Attacca lo spazio, crea spazio ai compagni, colpisce di testa, lotta e si inserisce. Non solo ma riesce a fare la differenza nella zona di campo dove il Lecce ha maggiormente bisogno, riesce a dare equilibrio pur essendo un giocatore pragmaticamente offensivo.
In sostanza Gandelman ha tutti i connotati della piacevole sorpresa che serviva al Lecce in quella zona di campo e poco importa se il suo ruolo naturale lo vedrebbe meglio in una soluzione tattica box to box sulla mediana come lui stesso ha ammesso.
I super poteri di Gandelman si sono materializzati nella gara con l’Udinese. Un gol da rapace di area di rigore ma anche una traversa. Potrebbe essere lui la scoperta del calciomercato giallorosso di gennaio, i connotati ci sono tutti. Segnali che permettono di lanciare segnali di tranquillità all’ambiente. La squadra inizia cercare e trovare la conclusione in porta, tallone di Achille fino a questo momento.
Il vero propellente però è lui, mister Di Francesco che con quello a disposizione, e non è detto che sia poco, sta cercando di fare il massimo. Il suo sfogo dopo il gol la dice lunga sullo stato di tensione che si respira anche in panchina. Una tensione che va gestita e convogliata nella direzione giusta, nella direzione della salvezza che è lì, e che non la si vuole far sfuggire
