“Arriva tardi, ma nasce nell’unità”. E con questa frase che pesa che a Melissano si è aperta la celebrazione del Giorno del Ricordo. Una serata che ha riportato al centro una memoria rimasta per anni in silenzio. Le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata sono tornate nei racconti, nelle letture dei ragazzi di Gioventù Nazionale, negli interventi che hanno ricucito una pagina dolorosa della storia italiana.
Un filo comune ha legato i saluti istituzionali. Ricordare ciò che per anni è stato messo ai margini. Il sindaco Alessandro Conte hanno parlato di verità e responsabilità. Dal capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale Paolo Pagliaro è arrivato un richiamo forte e chiaro: “ricordare le Foibe non è un esercizio retorico né una battaglia ideologica, ma un dovere morale e nazionale verso migliaia di italiani innocenti uccisi solo per quello che erano”. “Le Foibe sono state una pulizia etnica ai danni di uomini e donne uccisi dall’odio ideologico – ha detto Pagliaro – La memoria non ha colore politico: la memoria è verità. Solo una Nazione che ricorda davvero può dire, con credibilità: mai più”. Poi spazio agli interventi dei relatori.
Il senso della giornata sta tutto qui. La legge 92 del 2004, votata quasi all’unanimità dal Parlamento, nasce per restituire dignità a una pagina rimossa troppo a lungo.
Guardare al passato – è il messaggio emerso – significa farlo senza divisioni, con conoscenza e pietà umana, perché le vittime innocenti non hanno colore politico.
