BRINDISI – Si terrà domani mattina (giovedi) alle 9.30, davanti alla Gip Tea Verderosa, l’interrogatorio di convalida dei fermi, disposti dal pubblico ministero Alessandro Prontera, per i due soggetti bloccati nelle campagne lungo la 7Ter (Lecce- Taranto) dopo l’assalto al furgone portavalori sulla superstrada Lecce-Brindisi che lunedì mattina ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Nel decreto di convalida di perquisizioni e sequestri, scattati immediatamente dopo l’assalto, ci sono nero su bianco le ipotesi di reato avanzate a carico di Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 62enne, entrambi foggiani, con piccoli precedenti per furto e danneggiamento alle spalle.
Sono accusati di tentati omicidio e delitto aggravato dal metodo mafioso, associazione di stampo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, tentato omicidio aggravato dai motivi abietti, rapina aggravata, estorsione, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti tre le auto coinvolte nell’assalto, andato a vuoto grazie al sistema di sicurezza. Tra queste la jeep a bordo della quale viaggiavano i due fermati, risultata rubata a Barletta il 31 gennaio e individuata dall’elicottero che sorvolava la zona, nonostante il tentativo di occultarla tra le fronde degli alberi.
I kalashnikov sarebbero stati azionati dai malviventi già in superstrada, tra la gente, dopo l’accerchiamento del portavalori e del mezzo di scorta, costringendo le guarie giurate ad arrestare la marcia all’altezza di Tuturano.
In gioco 5milioni e 900mila euro, che la schiuma rilasciata dal sistema antifurto ha impedito di asportare, così come il tempestivo intervento dei carabinieri.
Per il Pubblico Ministero non ci sono dubbi: “stando alla strategia paramilitare usata per la commissione del delitto, la pianificazione, le modalità brutali, l’impiego di uomini e mezzi, l’uso di armi da guerra ed esplosivi e i colpi contro uomini e mezzi delle Forze dell’Ordine (…) – scrive – si lascia chiaramente intendere la riconducibilità dell’azione all’organizzazione mafiosa foggiana e al supporto logistico tra Brindisi e Lecce della Sacra Corona Unita. Modalità esecutive, di tale eclatante violenza, da ingenerare assoggettamento e omertà nelle persone offese e nella collettività territoriale pugliese e salentina, prospettandosi sicure, future, ritorsioni“.
LE INDAGINI CONTINUANO
Intanto le indagini proseguono: l’attenzione è concentrata su frequentazioni e contatti telefonici dei due indagati, per risalire all’identità degli altri componenti della banda, otto in tutto. Così come si cercano le armi impiegate durante l’assalto, che potrebbero essere a bordo della Stelvio, l’unico mezzo ad aver seguito fedelmente il piano originario, forse con il supporto di basisti locali.
Due le principali ipotesi al vaglio: la prima è che i fuggitivi siano riusciti a raggiungere il Foggiano, eludendo i controlli; la seconda, più cauta, è che almeno gli altri due che erano a bordo della Jeep possano essere ancora nascosti nelle campagne salentine. Un’eventualità che avrebbe spinto i carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia a intensificare i rastrellamenti nelle zone rurali lungo la SS7ter.
