BRINDISI – Il sindacato Cobas rilancia la richiesta di un “bacino delle competenze” che tuteli sia chi lavora ancora negli appalti del petrolchimico sia chi ne è già rimasto fuori. Per il Cobas, rappresentato da Cosimo Quaranta, si tratta di una questione di giustizia sociale: a partire dai lavoratori della ex Revisud, storicamente impegnati nelle manutenzioni meccaniche di Eni-Versalis e di Enel, oggi esclusi dal ciclo produttivo dopo il fallimento dell’azienda.
La proposta si inserisce nel quadro della riconversione industriale annunciata da Eni-Versalis, con la dismissione dello steam-cracking e il passaggio alla produzione di accumulatori di energia. Un processo che, secondo il Cobas, sta già erodendo l’occupazione dell’indotto “nel silenzio generale”, con ricadute pesanti sull’economia locale.
Il sindacato individua nella chiusura dell’impianto P9T di Basell il punto di svolta da cui “cristallizzare” la situazione occupazionale, denunciando un effetto domino culminato anche nella chiusura del P1CR. Da qui la richiesta a Confindustria Brindisi di verificare quante aziende abbiano ridotto personale o attivato ammortizzatori sociali.
La sovrapposizione con la vertenza Enel di Cerano rende il quadro ancora più critico: molte imprese operano su entrambi i siti, con personale condiviso. Senza un bacino unico, avverte Quaranta, sarebbe impossibile garantire tutele omogenee. Per il Cobas, il bacino deve diventare lo strumento di riferimento anche per i futuri investimenti legati alla decarbonizzazione, così da non lasciare indietro nessuno.
