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Oncologico, dopo l’ispezione esplode la rabbia dei pazienti: “Controlli giusti, non si può andare avanti”

Una sanità sempre più malata con pazienti considerati sempre più un numero. È questo quello che emerge nel leggere il commenti sulla pagina facebook di Telerama al servizio sull’ispezione che il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale Paolo Pagliaro ha effettuato giovedì scorso nel reparto di Radioterapia oncologica dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Oltre 1200 commenti, molti dei quali che raccontano una sanità vissuta “sulla pelle”, tra disagi quotidiani, attese estenuanti e strutture ritenute inadeguate da chi affronta un percorso oncologico, altri di solidarietà per l’atteggiamento aggressivo della dirigente del servizio di Radioterapia nei confronti del consigliere Pagliaro.
Al centro dell’attenzione restano i due acceleratori lineari di nuova generazione, acquistati per oltre 7 milioni di euro ma non ancora entrati in funzione. Una vicenda che, per molti utenti, rappresenta il simbolo di una sanità che annuncia, ma non riesce a garantire tempi certi. “Arrivi per fare la terapia e torni a casa perché la macchina è guasta”, scrive un cittadino, mentre altri raccontano viaggi quotidiani di decine di chilometri, spesso inutili, per terapie rinviate all’ultimo momento.
I commenti evidenziano anche la carenza di comunicazione: pazienti che scoprono la sospensione delle terapie solo una volta arrivati in reparto, esami prenotati mesi prima e poi rinviati per mancanza di personale o apparecchiature funzionanti. “Se paghi, il posto si trova. Se sei esente, no”, denuncia qualcuno, mentre altri parlano apertamente di “sanità che non funziona e che va controllata”.
In questo contesto, molti utenti difendono il diritto ispettivo dei consiglieri regionali, ritenendo legittimo – e anzi doveroso – che un rappresentante delle istituzioni, come ha fatto il consigliere Pagliaro, verifichi direttamente lo stato dei servizi. “Finalmente qualcuno che controlla”, è una delle frasi più ricorrenti.
La tensione esplosa durante l’ispezione, con il duro confronto tra Pagliaro e la dirigente del reparto, ha ulteriormente polarizzato il dibattito. C’è chi condanna l’atteggiamento della dottoressa, ritenuto poco consono a una struttura pubblica, e chi invece minimizza parlando di stress, carichi di lavoro insostenibili e mancanza di risorse. In mezzo, le storie dei pazienti e dei familiari, che raccontano attese interminabili, sale d’aspetto insufficienti, mancanza di comfort e percorsi burocratici definiti “umilianti”. La richiesta principale è una sola: tempi certi, informazioni chiare e il pieno funzionamento di un reparto considerato vitale.

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