La storia arriva dall’hinterland di Melendugno ed è una delle tante, troppe, che affollano ormai quotidianamente le aule di tribunale. Un dato che già di per sé si traduce in allarme.
Un 34enne nelle scorse ore è stato condannato dalla giudice Tea Verderosa, con rito abbreviato, a sei anni e due mesi di reclusione, con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Vittima l’ormai ex compagna, una 42enne, che sulle forzature non aveva mai proferito parola fino a quando, qualche anno fa, non ha scelto di denunciare le botte subite da chi amava: ne è nato un processo durante il quale è emerso anche altro.
L’uomo, in quel procedimento, è stato condannato a quattro anni di reclusione per minaccia, lesioni personali aggravate e maltrattamenti aggravati ed è tuttora ristretto in carcere. La condanna è stata confermata in appello. Il punto è che ciò che è emerso in quel dibattimento, però, è ancora più grave: in più occasioni avrebbe costretto la compagna a subire rapporti sessuali. Le conseguenze di quella forzatura – ha detto la donna – erano immediatamente visibili su quelle lenzuole bianche ma lui, incurante, sarebbe andato avanti. Non solo. Avrebbe anche costretto la donna a rapporti intimi durante un periodo di convalescenza, durante il quale lei si sottoponeva a delicate cure mediche. Nel letto in cui cercava riposo, avrebbe invece trovato tortura. Alla luce delle testimonianze e degli episodi ricostruiti dalla donna, l’imputato – difeso dall’avvocato Diego Cisternino – ha incassato una nuova condanna per violenza sessuale aggravata e continuata.
