LECCE – Albano Galati, arrestato per l’assassinio di sua moglie nel 2024 a Taurisano e la cui deposizione nell’aula bunker nel carcere di Lecce era attesa nelle scorse ore, sarà ascoltato nella prossima udienza, fissata al 17 febbraio.
E questo perchè il sovraffollamento delle carceri, come previsto e per effetto domino, si ripercuote sui processi. Galati, ristretto nel carcere di Matera, per deporre a Lecce avrebbe dovuto essere trasferito a Borgo San Nicola 48 ore prima dell’udienza. La struttura penitenziaria leccese, però, ha rigettato la richiesta di trasferimento, che è avvenuta solo 24 ore prima. Una notte in più, in questa situazione al limite, nelle carceri strapiene fa la differenza. Dopo una serie di eccezioni sollevate dalla difesa – gli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto – l’ascolto dell’imputato, dinnanzi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Pietro Baffa, è stata rinviata a metà febbraio.
Sull’empasse che rischia di generare nel cronoprogramma della giustizia il sovraffollamento delle celle e la penuria di agenti, tutti d’accordo: “è un danno per vittime, imputati e per la stessa professione forense”.
L’udienza è andata avanti con l’ascolto dei teste della difesa: la figlia e il genero della vicina di Aneta, rimasta ferita nel tentativo di salvare la donna e che da quel giorno vive in preda all’ansia. Poi è stata la volta della psichiatra Amelia Martano, consulente tecnico di parte nominata dall’avvocato Francesca Conte, che assite i figli della vittima, parte civile nel processo. Come certificato dal professore Roberto Catanesi, a cui la Procura ha affidato la perizia psichiatrica sull’imputato, la dottoressa ha confermato la piena capacità di intendere e volere del 56enne al momento del delitto: era affetto sì da una depressione latente, ma diagnosi e farmaci – ha specificato – non possono aver influito sulla consapevolezza delle sue azioni.
Si torna in aula il 17 febbraio.
