Un raggiro messo in scena con una precisione quasi teatrale, giocato sull’urgenza, sulla paura e su una credibilità costruita imitando numeri e simboli istituzionali. È la trappola in cui, secondo la denuncia, sarebbe caduta una coppia di coniugi della provincia di Catania. Una frode portata avanti con telefonate che, sul display dello smartphone, apparivano come provenienti prima dalla loro banca, poi, incredibilmente, dalla “centrale dei carabinieri”. Ora, a distanza di sette mesi, la Procura di Catania ha chiuso le indagini preliminari. Indagato è un 24enne di Casarano, ma il suo avvocato non esclude che il suo assistito possa essere vittima di sostituzione di persona.
Tutto sarebbe iniziato il 9 maggio scorso, quando una delle due vittime, un 51enne catanese, avrebbe ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. L’interlocutore, che si sarebbe qualificato come operatore della sede centrale della sua banca, avrebbe affermato di aver bloccato il conto per due operazioni sospette. Pochi minuti dopo – sempre secondo la querela – la seconda telefonata. Questa volta il display avrebbe riportato la dicitura “carabinieri – comando stazione piazza Dante Catania”. Dall’altra parte della cornetta c’era un uomo con una forte cadenza napoletana.
È in questa fase che i truffatori, secondo gli investigatori, avrebbero convinto le due vittime a recarsi fisicamente nella filiale della banca, mantenendo la telefonata aperta, per disporre un bonifico urgente da 49.900 euro su un conto intestato al 24enne di Casarano, con causale l’acquisto di un box. Proprio la moglie avrebbe iniziato a sospettare, quando l’interlocutore avrebbe insistito per ottenere credenziali online e perfino una foto della ricevuta del bonifico via whatsApp. A quel punto, ormai vicini alla caserma dei carabinieri, i due avrebbero consegnato il telefono al militare di servizio al piantone. Ed è in quell’istante che – secondo quanto ricostruito – la chiamata si sarebbe interrotta di colpo. La coppia ha quindi tentato immediatamente di bloccare l’operazione.
Al termine delle indagini preliminari, nel registro degli indagati compare il nome del 24enne di Casarano, intestatario del conto sul quale é stato inviato il bonifico. L’accusa nei suoi confronti é di frode informatica aggravata. Il suo legale, l’avvocato Giorgio Caroli, ridimensiona il quadro accusatorio sostenendo che il giovane sarebbe tutt’altro che un complice dei truffatori. “Questa vicenda risente di un’attività investigativa lacunosa – spiega l’avvocato – Ho già chiesto che il mio assistito venga interrogato. Potrà chiarire la sua totale estraneità e dimostrare di essere, a sua volta, vittima di una sostituzione di persona”. Secondo il difensore, infatti, il 24enne avrebbe fornito tempo fa i suoi documenti per alcune transazioni, circostanza che oggi lo esporrebbe al sospetto di essere il beneficiario consapevole del bonifico fraudolento.
A rendere ancora più amara la storia, secondo quanto risulta agli atti, è che nonostante il tentativo immediato di recall e l’intervento dell’ufficio antifrode, i 49.900 euro non sarebbero stati recuperati e restituiti alle vittime della truffa. La procedura, infatti, non avrebbe prodotto alcun esito.
