Due storie di scomparse a confronto. Da una parte Tatiana Tramacere, con un epilogo a lieto fine, quasi miracoloso, con una macchina dei soccorsi rapidissima ed efficace, dall’altra la scomparsa di Roberta Martucci, caratterizzata da un quarto di secolo di silenzi e pregiudizi. È questa la frattura che Lorella Martucci, sorella di Roberta – la 27enne di Ugento scomparsa il 20 agosto 1999 – mette a nudo nella sua dolorosa riflessione, su come il tempo e l’attenzione pubblica possano cambiare il destino di una famiglia.
Pur dichiarando la propria gioia per il felice epilogo della vicenda Tramacere, Lorella non può ignorare la disparità tra le due epoche.
Per Lorella visibilità social e notorietà potrebbero aver influenzato l’interesse di media, inquirenti e istituzioni, ricordando come alla semplicità della vita di Roberta non sia mai stato riconosciuto lo stesso rispetto. Anzi, all’epoca, nel 1999, fu giudicata. Una gonna e un paio di tacchi indossati in una sera d’estate bastarono a etichettarla come “poco seria”, distogliendo attenzione e risorse dalla ricerca della verità. Pregiudizi che pesarono più dei fatti, segnando profondamente l’indagine.
Il caso, riaperto e poi archiviato nel 2022, resta una ferita mai rimarginata.
Ora, chiuso il capitolo Tatiana, l’appello di Lorella è quello di non spegnere i riflettori, ma spostarli, tornando a parlare di Roberta, e che non esistano scomparse di serie A e di serie B.
