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I palloncini, la banda e il rombo delle moto: l’addio al piccolo Elia

CALIMERA – Quando mancano pochi minuti alle 14.30 a Calimera le strade sono un fiume in piena di gente che sfida la pioggia per raggiungere la chiesa Madonna della Fiducia e dare l’ultimo saluto al piccolo Elia Perrone.

Le navate non bastano a contenere tutti: ci sono tanti, tantissimi, bambini, il sindaco e altri primi cittadini dell’hinterland, Forze dell’Ordine, centinaia di persone che partecipano commosse all’ultimo atto di questa tragedia.

Davanti a loro, vicino all’altare, una bara bianca e la foto del bambino.

Aveva 9 anni Elia. Martedì scorso è stato trovato senza vita in casa della sua mamma, Gioia Minniti, recuperata cadavere poco prima nelle acque di Torre dell’Orso. 

Un omicidio-suicidio che ha scosso l’Italia intera e lasciato sotto choc la comunità calimerese che ai funerali ha attestato tutta la sua vicinanza alla famiglia.

All’uscita dalla chiesa il feretro – accompagnato da papà Fabio, i nonni e altri familiari – è stato accolto da un lungo applauso e il lancio di palloncini bianchi con su scritto dediche da parte dei suoi amichetti. E poi la banda “perchè Elia nel cuore di chi lo ha conosciuto – ha detto l’arcivescovo Francesco Neri, che ha presieduto le esequie insieme al parroco Don Gigi Toma – deve essere ricordato per ciò che era”, un bambino dall’allegria contagiosa.

Il rombo di un gruppo di motociclisti saluta il piccolo, mentre il papà e i nonni gli riservano un’ultima carezza, sotto un cielo nero come questo giorno.

“Come spiega la volpe al piccolo principe: l’essenziale è invisibile agli occhi – ha detto Monsignor Neri, rivolgendosi ai tanti bambini presenti – e allora Elia è qui con noi anche se non lo vediamo, pregando lo sentiremo più vicino”. Poi il monito: “in terra il paradiso è ancora troppo lontano – ha aggiunto – dobbiamo praticare il bene e l’amore ogni giorno, rubando al male sempre più spazio”.

Infine una preghiera per quel bambino dalla solarità contagiosa, con la capacità di far sentire importante chiunque lo circondasse. “Che il nostro amore sia per voi una carezza, non siete soli” ha aggiunto il sindaco tra le lacrime. In chiusura i pensieri letti dall’altare dagli amichetti, stringendo grandi cuori rossi tra le mani: “Eri un grande amico”, “c’eri sempre, per me eri un fratello” e ancora “hai superato con coraggio tante difficoltà”, “ci manchi già tanto” e poi in coro “resterai per sempre con noi”.

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