CALIMERA – Ancora non si trova l’auto di Najoua Minniti (conosciuta da tutti come Gioia), la 36enne rinvenuta cadavere al largo della costa di Torre dell’Orso martedì pomeriggio, poche ore prima del tragico ritrovamento, in serata in casa sua, del figlio Elia di soli 9 anni, deceduto per soffocamento. Proseguono in queste ore le ricerche, per mare e per terra, della vettura della donna. In campo carabinieri e militari della Capitaneria di Porto di Otranto. In attesa dell’esame autoptico sul corpo di entrambi, che svolgerà nei prossimi giorni il medico legale Alberto Tortorella, lo sforzo dei carabinieri è quello di ricostruire cosa sia accaduto esattamente quel giorno.
Non si esclude, di fatto, che la 36enne possa essersi gettata in mare a bordo della sua auto. Di fatto poco meno di un anno fa (era il 16 dicembre 2024) la donna aveva riferito all’ex compagno proprio questo proposito, confluito in una denuncia poi archiviata.
“Saluta bene Elia perché lo porto con me. Sono già stata davanti al mare con la macchina diverse volte” aveva detto testualmente. Una frase che aveva da subito allarmato il padre del bambino che aveva sporto denuncia sull’episodio. La querela, confluita in un fascicolo con l’ipotesi di reato di minacce gravi, è culminata però in una archiviazione. Per la publica accusa “il danno minacciato non deve ritenersi realizzabile o verosimile” si legge nella richiesta di archiviazione, le condotte emerse sono considerate riconducibili ad un’insofferenza della 36enne. Tesi, questa, accolta dal giudice in toto con una sentenza di archiviazione del 15 settembre scorso che tiene in considerazione anche i rapporti conflittuali che intercorrevano tra i due ex.
Risale al 29 aprile, invece, la sentenza emessa nell’ambito del procedimento civile per regolamentare la responsabilità genitoriale di entrambi. E qui il riferimento all’ultima relazione del Csm, del 21 gennaio di quest’anno, diventa cruciale nel disporre il ritorno del bambino in casa della madre, con un monitoraggio di un anno a cura dei Servizi Sociali.
“Non emergono perplessità sullo stato psicopatologico della Minniti – relazionava il Centro di Salute mentale – non sono stati riscontrati segni o sintomi di un processo psicopatologico in atto”.
È anche alla luce di questi retroscena che gli interrogativi aperti si moltiplicano. Uno su tutti ha il peso di un macigno: questa tragedia si poteva evitare?
Il sindaco Gianluca Tommasi preannuncia intanto il lutto cittadino nel giorno dei funerali. La comunità vorrebbe organizzare una fiaccolata che esprima vicinanza alla famiglia colpita dal grave lutto e che in questo momento è chiusa nel dolore e nel silenzio.
