Botta e risposta tra il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea Pasquino, e il consigliere comunale Carlo Salvemini, dopo il post di quest’ultimo che – con tono ironico – aveva trasformato in un “compito di scuola” il recente scontro politico attorno al linguaggio usato contro la premier Giorgia Meloni.
“Terroristi e cortigiani” era il titolo del messaggio pubblicato da Salvemini, nel quale l’ex sindaco di Lecce faceva riferimento a un presunto caso di “vittimismo aggressivo” da parte di chi, a suo dire, attacca gli avversari paragonandoli a gruppi estremisti e poi si lamenta se viene criticato.
Pasquino, in un lungo post, ha replicato con toni duri:
“Caro consigliere Salvemini, – ha detto – capisco la tentazione di trasformare ogni polemica in un compito di scuola, ma stavolta la lezione di linguistica è fuori tema”.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia ha difeso la premier Meloni, ricordando che la presidente del Consiglio non ha mai paragonato la sinistra a un gruppo terroristico, ma aveva solo evidenziato “che mentre Hamas aveva accettato il piano di pace proposto da Trump, la sinistra italiana lo respingeva in blocco”.
“Una provocazione politica, sì, ma perfettamente legittima in un contesto democratico”, ha precisato Pasquino, accusando Salvemini di usare due pesi e due misure: silenzioso quando l’insulto arriva dalla propria parte politica, indignato quando tocca agli altri.
Il capogruppo meloniano ha poi puntato il dito contro l’uso della parola “cortigiana” da parte del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, nei confronti della presidente Meloni. “Nei principali dizionari italiani – scrive Pasquino – il termine non è affatto neutro: accanto al significato di adulatrice reca anche quello di donna di facili costumi. Fingere di non saperlo è una forzatura strumentale”.
Il messaggio si chiude con una stoccata personale:
“Se vogliamo parlare davvero di vittimismo aggressivo, cominciamo da chi insulta e poi si offende quando qualcuno glielo fa notare. Io fossi in te, dopo questo post, proverei un po’ di vergogna”.
Con questo affondo, Pasquino ribalta l’accusa mossa da Salvemini, sostenendo che il vero “vittimismo aggressivo” non è quello della destra, ma di chi si erge a moralista solo quando gli conviene.
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