BariCronaca

Bari: Amiu commissariata per l’inchino alla bara del boss Diomede

L’inchiesta Codice Interno che sfociò un anno fa in 130 arresti, e la successiva ispezione disposta dal ministero dell’Interno, hanno fatto emergere rapporti sospetti tra criminalità organizzata e alcune aziende pubbliche baresi. Il ministro dell’Interno Piantedosi, che ha deciso di non sciogliere il Comune di Bari per infiltrazioni mafiose, ha però avviato l’iter per commissariare alcune aziende comunali e sanzionare diversi dipendenti, anche della polizia locale.

Per limitare il rischio di infiltrazioni mafiose, il prefetto Francesco Russo si appresterebbe ad adottare misure di controllo rafforzato su alcune partecipate. Osservata speciale è l’Amiu: l’azienda municipalizzata che gestisce il servizio di raccolta rifiuti finirà sotto un regime di “prevenzione collaborativa” previsto dall’articolo 94 bis del Codice antimafia. Cioè, per un anno almeno, sarà sottoposta a tutoraggio da una terna di esperti nominata dalla Prefettura che avrà il compito di monitorare e risanare l’azienda, con controlli stringenti su incarichi, operazioni finanziarie e atti di gestione.

A settembre 2011 nella sede Amiu sarebbe stata portata a spalla la bara di Cesare Diomede, figlio di Biagio, all’epoca esponente di spicco della mafia barese. Ucciso a colpi di pistola a 39 anni, il 28 agosto 2011, Diomede era un sorvegliato speciale indagato per fatti di droga. Sia lui che diversi suoi parenti erano dipendenti Amiu. La storia dell’omaggio a Cesare Diomede, emersa dal verbale di un pentito, all’epoca sarebbe stata segnalata in Procura dall’allora sindaco Michele Emiliano. Un episodio – quello dell’omaggio alla bara – che secondo gli ispettori e il ministero dell’Interno, sarebbe indice di “agevolazione occasionale” della criminalità organizzata, che consente alla Prefettura di disporre la “prevenzione collaborativa”. Da qui la nomina di tre esperti per garantire il “tutoraggio” della società e adottare “provvedimenti organizzativi di risanamento”.

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