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Esposto sul “caso” orecchiette a Bari vecchia  

orecchiette bari vecchia

Sembrano lontani i tempi in cui il New York Times l’aveva consacrata come “Pasta Lady”. La signora Nunzia, e con lei tutte le pastaie dei “bassi” di Bari vecchia, dopo la notorietà internazionale sono precipitate in un vortice di sospetti sull’effettiva genuinità delle loro orecchiette. Il dubbio è che non si tratti di pasta fresca fatta in casa, ma di prodotti industriali spacciati per artigianali.

Ma c’è di più: molte pastaie in questi anni avrebbero allestito nel centro storico di Bari dei ristoranti senza licenza e senza i requisiti igienico sanitari e fiscali, come emerso dai controlli effettuati dal Comune. C’è un esposto trasmesso al questore e al comandante della guardia di finanza, presentato da Gaetano Campolo, ceo di Home Restaurant Hotel, portale che riunisce attività di social eating. Ci sono video e foto a corredo, per dimostrare come la pasta venduta in strada Arco Basso non sia sempre artigianale. Sarebbe stata addirittura ripresa la consegna di alcuni pacchi di orecchiette industriali da parte di un corriere in motorino. Sull’attività di Nunzia si erano già concentrati i controlli dei vigili urbani di Bari, che le hanno inflitto una multa di 5mila euro per aver allestito un ristorante in casa, in un locale di sua proprietà, senza la segnalazione obbligatoria allo Sportello unico per le attività produttive del Comune. Per lei è scattato anche lo stop all’attività in casa.

Ma a Campolo non basta: nel suo esposto chiede di far luce anche sugli altri prodotti venduti come home made ma tutt’altro che artigianali: taralli, biscotti, sottoli. Se così fosse, si tratterebbe di una truffa in piena regola. Altro che autenticità e baresità!

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