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Terme di Santa Cesarea, slitta ancora l’incontro Comune-Regione

SANTA CESAREA TERME – Sembrava giunto il momento dell’agognato confronto sulle prospettive delle Terme di Santa Cesarea e invece nulla di fatto. Questo venerdì mattina nella sede del municipio era previsto un faccia a faccia, poi sfumato, tra Comune e Regione per discutere del passaggio delle quote societarie dall’ente regionale all’amministrazione comunale.

Sì alla cessione delle quote, a patto però che si trovi un soggetto privato che ne prenda in gestione l’intero patrimonio: è questa, in sintesi, la proposta che la Regione è pronta a sottoporre al Comune.

Uno step atteso da oltre un anno da lavoratori e organizzazioni sindacali, che però dovranno pazientare ancora: senza alcuna comunicazione preventiva ai dipendenti ed ai sindacati – tuonano gli stessi – l’incontro è slittato a data da destinarsi.

Duro il commento di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil: “Regione e Comune continuano a trascinare da anni una situazione insostenibile. Ancora una volta assistiamo al rinvio a data da destinarsi di un appuntamento che lavoratori e sindacati attendevano da molto tempo e sul quale riponevano qualche speranza per intravedere prospettive di sopravvivenza (considerati i quattro stipendi arretrati) prima ancora che di crescita”.

“Siamo stati purtroppo profetici quando in tempi non sospetti abbiamo lanciato l’allarme sulla effettiva praticabilità del bando per l’affidamento in gestione del complesso termale – è il commento del consigliere regionale Paolo Pagliaro – Un bando che prevede il passaggio delle quote societarie dalla Regione al Comune con una vera e propria privatizzazione di un bene pubblico, da cedere per 80 anni a un socio unico. E mentre non c’è ancora la firma della Regione sotto questo disegno del Comune, la società Terme di Santa Cesarea cola a picco, con perdite di 850mila euro al 31 dicembre scorso e mutui ipotecari che gravano per milioni di euro sui beni. I lavoratori stagionali attendono il pagamento di ben quattro mensilità, mentre il personale fisso continua a percepire indennità cospicue.
Appare difficile, con queste premesse, che si possa affacciare un soggetto privato interessato a rilevare il pacchetto societario della Regione, pari al 50,48% delle azioni. Sulla carta si prospetta la gestione dell’intero patrimonio, ma nella realtà incombe lo spettro dello spacchettamento dei beni. Un’ipotesi che segnerebbe la fine di un patrimonio che non è solo economico ma anche culturale e identitario per Santa Cesarea. Le Terme perderebbero il loro valore e la loro storicità. Mancano un serio piano industriale, chiarezza e trasparenza. Le Terme vengono così condannate ad un progressivo declino, senza manutenzione, senza una visione di futuro che sappia mettere a frutto l’intero complesso sul modello Ischia, con strutture ricettive che mettano a disposizione dell’intero territorio il tesoro delle acque ternali, in modo da superare la stagionalità e i limiti delle sole cure. Si esca dall’ambiguità e dalla politica dello struzzo – conclude il consigliere – e si progetti il futuro delle Terme con coraggio e nuove prospettive”.

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