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Spaccio e boss che “dominano” dietro le sbarre: DIA, il primo report del 2023

ROMA –  A Lecce e provincia, gli storici gruppi criminali salentini continuano ad esprimere la forte capacità di dettare legge, in nome e per conto dei capi della sacra corona unita attualmente dietro le sbarre. È quanto emerge, in prima battuta, dal report della Direzione Investigativa Antimafia riferito al primo semestre del 2023 e presentato a Roma nelle scorse ore, con un resoconto a livello nazionale.

Nel Leccese – si legge – si conferma l’operatività di frange criminali che continuano a rifarsi a schemi operativi tipici della Scu sebbene – è precisato – secondo assetti mutevoli, in ragione di alleanze e contrasti contingenti.

Traffico e spaccio di stupefacenti, insieme alle attività estorsive (fenomeno quest’ultimo ancora sommerso) restano il core business mafioso in questo territorio.

A Lecce città, più nel dettaglio, operano e coesistono più gruppi criminali in un clima di reciproca, sebbene precaria, convivenza.

Analizzando i singoli sodalizi in tutta la provincia, il quadro risulterebbe sostanzialmente immutato rispetto al semestre precedente.

Nella città di Lecce, il sodalizio BRIGANTI, interessato nel 2022 dagli esiti dell’operazione “Game over”, sembrerebbe registrare qualche momento di difficoltà sebbene uno dei capi sia ritornato in libertà nel dicembre 2022.

Anche il sodalizio Pepe ha incassato duri colpi inferti dalle Forze dell’ordine: il primo inferto dagli esiti del processo nato dall’operazione “Final blow”; il secondo dall’operazione “Filo di Arianna”.

Il gruppo criminale Penza godrebbe di autonomi e diversificati canali di approvvigionamento della droga, tra cui Albania, Olanda, Spagna, Calabria e Campania. L’alleanza tra il clan POLITI e una cosca della Ndrangheta, invece, garantirebbe a quest’ultimo il costante approvvigionamento di un’ingente quantità di cocaina.

Il gruppo TORNESE, egemone a Monteroni, infine, risulta il più radicato e strutturato della provincia leccese: anche se indebolito negli scorsi anni da inchieste giudiziarie e da una frattura interna, continuerebbe a fare rete con la camorra e la criminalità organizzata albanese. Conterebbe inoltre sull’appoggio dei Clan Nocera e Padovano, entrambi dediti al controllo -diretto e indiretto- di attività imprenditoriali nel settore ittico, del commercio del caffè, del turismo, dei servizi di security, del commercio di autovetture e della raccolta degli olii esausti.

 

 

 

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