CronacaLecce

Morte Simone Renda, chiesta la conferma delle condanne

Torna in un’aula di giustizia il caso del giovane bancario leccese Simone Renda, morto il 3 marzo 2007 per le torture inflitte nel carcere messicano di Playa del Carmen.
Oggi si è celebrata la prima udienza davanti alla Corte d’Assise d’Appello.
Il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la conferma delle sei condanne che erano state emesse in primo grado per omicidio e tortura nei confronti di giudici qualificatori, poliziotti e dirigenti del carcere. La pena più pesante a 25 anni era stata inflitta per concorso in omicidio volontario e per violazione dell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
Quel verdetto non avrebbe avuto seguito se, dopo la morte di Egitto di Giulio Regeni, la Corte Costituzionale non fosse intervenuta sulla questione dei processi che riguardano fatti accaduti all’estero, con imputati stranieri che risultano assenti.
Così, nonostante dal Messico non sia mai giunta alcuna risposta alle sollecitazioni del ministero della Giustizia, il processo d’Appello è stato avviato, ed oggi è stata ribadita la richiesta di condanna. Prossima udienza il 10 ottobre. La mamma di Simone Renda è parte civile con gli avvocati Paola Balducci e Tommaso Stefanizzo.

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