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“I disabili così non li prendiamo”, giro in barca negato a 34enne con distrofia

SALENTO – Un episodio che non solo rattrista, ma lascia sgomenti e tanta rabbia specialmente in chi si è sentita dire la frase ““i disabili si li prendiamo, ma non quelli così” è successo ad Anita Pallara, 34enne di Bari affetta da atrofia muscolare spinale, in vacanza nella zona di Marina di Pescoluse e che avrebbe voluto fare un giro in barca nel mare del Salento, ma si è sentita dire così dal capitano dell’imbarcazione. Anita, che è anche presidente dell’associazione ‘Famiglie Sma’, racconta che qualche giorno prima di effettuare il giro aveva chiesto al box informazioni se la barca fosse accessibile anche per la sua carrozzina elettrica non richiudibile e le era stato assicurato di sì, cosa confermata anche tramite whatsapp una volta acquistati i biglietti. Arrivata sul posto ha però scopetto che l’imbarcazione non era assolutamente accessibile e, cosa più grave, il capitano le ha detto “no, noi i disabili così non li carichiamo”

“Io sono pugliese e vorrei davvero proteggere la mia terra, ma il turismo oltre a valorizzare il territorio deve anche essere fruibile da tutti – scrive Anita sul suo profilo facebook e aggiunge – Oltre alla mancata gita, la cosa peggiore è stata la disinvoltura e spregiudicatezza del linguaggio usato. Le parole sono importanti – sottolinea – dal linguaggio parte il pensiero e di conseguenza le azioni. Non è più tempo di sorvolare”.
Una notizia che ha fatto subito il giro dei social e immediatamente dall’associazione salentina “Portatori sani di sorrisi” è arrivata non solo la piena solidarietà ad Anita, ma anche l’invito per un giro in barca sulla loro “Felicetta”, imbarcazione accessibile e totalmente inclusiva, pensata per regalare momenti di serenità e gioia navigando nel bellissimo mare del Salento.

Sulla vicenda interviene con un post di risposta l’amministratore della Alexander Leuca, che ricordando si tratta di una delle poche compagnie in grado di ospitare persone su sedia, precisa che la signora non aveva avvisato in biglietteria di avere la figlia su sedia motorizzata. Quel tipo di sedia non permetterebbe un imbarco “in sicurezza” con le passerelle utilizzate per le sedie “normali”. Piuttosto – conclude – che farla cadere in mare, il comandante ha rinunciato ad imbarcarla.

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