Trivelle, la Puglia ribadisce il suo “no”

PUGLIA – La Puglia non arretra sul no assoluto e senza appello alla possibilità di trivellare i nostri mari alla ricerca di idrocarburi.

Il decreto Sblocca Trivelle voluto dal governo Meloni e che, dopo le sentenze della Consulta, in deroga al Pitesai, ammette la possibilità di perlustrare i fondali di un tratto che va da Bari a Brindisi senza soluzioni di continuità, non piace a nessuno. Non piace ai sindaci che, dopo l’incontro a Lecce, continuano consegnare la propria contrarietà alla Regione e non piace all’assessora regionale all’Ambiente Anna Grazia Maraschio che, nell’incontro leccese, ha già annunciato di voler consegnare la contrarietà di tutte le province al ministro Pichetto Fratin.

Del resto, la massima assise regionale, oltre un anno fa – in tempi non sospetti, dunque – all’unanimità si espresse in modo netto approvando la mozione del capogruppo de La Puglia domani, Paolo Pagliaro, in cui si dichiarava il no secco alle trivelle nei mari pugliesi. Mare, ricordiamo, assediato da nove richieste di trivellazione dal Gargano al Salento, passando per il Golfo di Taranto.

Una nuova mozione è stata presentata anche dal Movimento 5 Stelle per opporsi ai progetti che, con ogni probabilità, da qui in avanti giungeranno. Per il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, il progetto della Meloni equivale “a raccogliere granelli di sabbia per costruire un castello” perché il gas che abbiamo è poco e non converrebbe né dal punto di vista economico, né da quello ambientale.  Per il vicepresidente del Consiglio regionale, il pentastellato Cristian Casili, firmatario della nuova mozione, il no ai nuovi progetti di ricerca è un “no deciso alle fonti fossili, in un regione che vanta aree marine protette che meritano rispetto”.

 

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