Niente posti letto: odissea nel Pronto Soccorso di Copertino, “pazienti parcheggiati anche accanto a cadaveri”

COPERTINO – “Al Pronto Soccorso di Copertino arrivano in media 16-17 ambulanze al giorno e la gran parte trasporta pazienti in codice rosso o giallo. I posti letto non bastano,così come non bastano neanche le barelle”. Ed ecco – le foto parlano chiaro – che i pazienti vengono parcheggiati in ogni angolo libero e visitati anche nei corridoi, a discapito della privacy e del rispetto della dignità di ognuno.

Questo racconto, che fa raggelare il sangue, arriva da chi in questa trincea combatte ogni giorno (di cui tuteliamo la privacy per ovvi motivi) e lo fa in un nosocomio da circa tre anni declasssato da ospedale di primo livello a ospedale di base, con ciò che ne consegue. Da quel momento sono stati chiusi tantissimi reparti: ad oggi restano Geriatria, Chirurgia, Ortopedia e Medicina. E sono sempre oberati di lavoro e pazienti.

Il personale, che si dice amareggiato e allo stremo per ciò che vive e vivono i pazienti ogni giorno, non può e non vuole restare in silenzio: “così – ci viene detto – il diritto alla salute è tutt’altro che garantito, così come il nostro lavoro il diventa fonte di frustrazione e umiliazione quotidiane”.

Bastano alcuni episodi, che pure ci vengono riferiti con dovizia di particolari, per rendere l’idea di un servizio e un ospedale intero al collasso. Qualche giorno fa un uomo, con un infarto in corso, è stato accompagnato al pronto soccorso dal nipote: non c’erano barelle. Per praticargli un massaggio cardiaco, d’urgenza, è stata usata una poltrona.

Che arrivino in ambulanza o in auto non cambia: quando finiscono anche i giacigli improvvisati, i pazienti attendono fuori per ore, nel proprio mezzo o in quello del 118, finchè non si trova letteralmente un buco libero.

Anche nella sala cosidetta “rossa” – quella in cui medici e infermieri intervengono con urgenza su paziente grave – sono attualmente parcheggiati pazienti senza posto letto – ci viene riferito ancora – e poichè chi muore in Pronto Soccorso deve restarci per due ore – da protocollo – prima di essere trasferito in obitorio, accade che accanto alle persone sofferenti e in attesa ci siano anche persone senza vita.

Sono i numeri a generare l’odissea: dal primo gennaio ad oggi, in meno di due settimane dunque, nel Pronto Soccorso di Copertino sono stati accettati 530 pazienti.

Prima di essere declassato ne accoglieva in media 100 al giorno e senza fatica. Adesso ne accoglie la metà ed è al collasso.

Il personale medico e paramedico ce la mette tutta. “In pronto soccorso non c’è più una guardia a vigilare, l’unica si trova all’ingresso – spiega ancora il nostro interlocutore – in media si registrano due/tre aggressioni a settimana da parte di parenti esasperati, che hanno tutte le ragioni per esserlo. Anche noi, però, non abbiamo colpa: facciamo di tutto, ma quel tutto non basta”.

E ancora. Il triage è nell’ala sinistra dell’ospedale, dove un unico operatore accetta ambulanze e pazienti. Questi ultimi poi vengono trasferiti nell’ala destra, a duecento metri, e lì a monitorarli non ci può essere nessuno. Restano soli per ore.

C’è poi, infine, il nodo dei contagi covid. Quando il 118 accompagna a Copertino un paziente positivo – ci raccontano ancora – non può essere trasferito in altri reparti per le cure necessarie, perché tutti sono pieni. Resta dunque parcheggiato e isolato in attesa, in una piccola area Covid, fino a quando non si ottiene il via libera al trasferimento in un altro ospedale. E così una donna di 106 anni qualche giorno fa è rimasta da sola dalle 9 di mattina alle 11 della sera, fino a quando è stata trasferita al Dea per sottoporsi ad una radiografia.

Soffrono i pazienti, così come soffre il personale medico e paramedico che chiede, anzi grida, aiuto.

ERICA FIORE

 

 

 

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