Autonomia differenziata, a Controvento il dibattito sulla riforma

LECCE-Rischia di essere la riforma più roboante sul piano istituzionale degli ultimi decenni, di certo è uno dei cavalli di battaglia di almeno una parte del Governo Meloni. È l’autonomia differenziata, al centro del dibattito nell’ultima puntata di ControVento, la trasmissione di approfondimento politico di Tele Rama condotta da Cesare Vernaleone e Walter Baldacconi. La riforma, spinta quotidianamente dal Ministro leghista Roberto Calderoli punta ad ampliare i poteri legislativi e decisionali delle singole regioni in molte più materie, come l’istruzione, i beni culturali, la giustizia penale e civile, la protezione civile ed il governo del territorio. Tutte materie fino ad oggi normate dallo Stato centrale, o al più oggetto di potestà legislativa concorrente.

A discuterne gli ospiti in studio e in collegamento: Tonio Tondo, giornalista e già consigliere regionale, il Prof. Egidio Zacheo, emerito di Scienze della Politica all’Università del Salento, Paolo Pagliaro, consigliere regionale e presidente del Movimento Regione Salento, Pino Aprile e Lino Patruno, giornalisti e scrittori, Enzo Ferrari, direttore di Taranto Buonasera e l’On. Francesco Boccia del Partito Democratico.

Più potere alle regioni significa naturalmente più risorse. Per qualcuno un assist al nord d’Italia per incrementare il divario già esistente con il meridione, per altri un’occasione per far correre tutti alla stessa velocità.

“Il sistema di governance – sottolinea Tonio Tondo – è multilivello e introduce nel sistema i principi europei, tra cui quello di sussidiarietà. Con la riforma del Titolo V questo principio entra nel sistema di governance che è fondamentale”. L’importanza che alcuni temi restino in mani statali è per Tondo imprescindibile perché “non è possibile il godimento dei diritti civili senza i diritti sociali”.

Per il consigliere regionale Pagliaro, a capo del Movimento Regione Salento e tra i principali fautori della riforma studiata dalla Società Geografica Italiana e nota come “l’Italia delle 36 regioni”, l’autonomia, anche differenziata, non va vista come una minaccia, ma non come quella voluta da Calderoli.

“Siamo favorevoli anche al federalismo, ma non in questo modo. Questo testo di riforma è da riscrivere perché sancisce la spaccatura tra Nord e Sud. Il cuore del problema è quello dei Livelli Essenziali di Prestazioni uguali per tutti, superando un gap profondo tra meridione e settentrione. Anche se a me la parola essenziale non piace: che significa essenziale? Significa avere il trasporto pubblico che da noi è da far west mentre al nord è iper moderno? Questo non significa averli, a noi interessa averli alle stesse condizioni. Quindi non possiamo accettare l’idea che il sud possa essere condannato ad una povertà sempre maggiore. Perché poi c’è il tema della spesa storica: vuol dire che chi negli anni ha avuto di più continuerà a prendere di più. Di fatto viene istituzionalizzata la diseguaglianza. Il percorso deve prevedere la necessità di rimettere in equilibrio i territori perché se l’autonomia deve passare da queste regioni, non si può pensare alle regioni così come le conosciamo oggi. Non possiamo pensare a regioni come la Lombardia con 10 milioni di abitanti insieme alla Valle d’Aosta. La necessità di rimettere in equilibrio i territori è stata al centro di un progetto di Legge che nel 2013 abbiamo presentato con la Società Geografica Italiana”.

Per il professor Zacheo “il problema dell’autonomia differenziata fa venire a galla le radici profonde della nostra identità per la quale abbiamo fatica parecchio. Abbiamo lottato per un Paese unito e invece ragioniamo ancora come un Paese disunito. È amaro constatare che questi elementi divisivi vengono proprio dalla parte più sviluppata del Paese. Non è solo un fatto di arretratezza economica, ma c’è un problema di arretratezza culturale complessiva”.

Lino Patruno rimarca il problema della istituzione delle regioni: “penso che nel guardare la Costituzione si stia facendo un errore di strabismo, nel senso che si guarda l’autonomia e non si vede la violazione costante in oltre 20 anni da parte dello stesso Stato che la dovrebbe difendere. La risoluzione della questione meridionale è nella Costituzione stessa laddove dice che non ci deve essere differenza nei tuoi diritti a seconda di dove sei nato, di cosa credi e di come la pensi politicamente; e che lo Stato deve fare tutto il possibile per eliminare queste situazioni discriminatorie. Da questo punto di vista dobbiamo ringraziare il Ministro Calderoli che con questa sua iniziativa riformista ha risvegliato quella parte del Sud che fino ad ora era sonnolente rispetto ai suoi diritti”.

Pino Aprile, andato alla ribalta con i sui best seller “Terroni” e “Giù al Sud”, osserva: “gli interventi di Zaia e Fontana sono da barzellette di Zelig. Il referendum sull’autonomia del nord del 2018 era chiaro: “volete che prendiamo più soldi dal Sud e ce li mettiamo in tasca?” La risposta ovviamente fu Sì. Hanno visto che il Sud sta reagendo e hanno paura che se ne vada, rimanendo con un organo importante per terra”

 

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