Agguato a Squinzano, indagini riservate e a tutto campo.

SQUINZANO – Inquirenti al lavoro e indagini a tappeto a 360 gradi. Su queste vige il più stretto riservo. Poche certezze e molti dubbi a cui si tenta di dare immediata risposta. L’agguato verificatosi nell’area di servizio Ip alla periferia di Squinzano, è stato di puro stampo mafioso e su questo non ci sono dubbi. Si è sparato con un fucile semi-automatico usato solitamente negli attentati della criminalità organizzata quando si spara per uccidere; un Kalashnikov. L’obiettivo della scarica di colpi sparati, da un’auto in corsa è stato Roberto Napoletano, 36enne di Squinzano, rientrato da poco da fuori regione grazie ad un permesso, era detenuto in una struttura terapeutica. Cinque colpi in tutto di cui due a segno, una alla gamba e uno al piede e due gli uomini che sarebbero entrati in azione a volto coperto. La vittima è riuscita a salvarsi perchè si è nascosto dietro la propria auto. Nel momento in cui l’auto si è affiancata alla sua davanti alla colonnina di benzina, ai primi colpi, Napoletano si è rannicchiato e cercato riparo dietro la sua macchina. Un’ambulanza subito dopo lo ha condotto in ospedale dove è stato operato per estrarre un proiettile dal piede. Sul posto per i rilievi balistici sono intervenuti i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche di Lecce. Non ha fatto in tempo a rientrarci nel suo paese di origine che il messaggio a suon di proiettili che gli è stato riservato lascia spazio a pochi dubbi.

Secondo gli inquirenti il Napoletano sarebbe stato pedinato dagli attentatori che aspettavano solo il momento giusto per entrare in azione e colpire. Quel momento si è presentato quando la vittima si è fermata nell’area di servizio. In auto con lui c’erano la figlia e la moglie ma chi ha sparato non ha badato neanche a quelle presenze. Perchè si è sparato con quelle modalità? Cosa ha fatto Napoletano per essere così indesiderato? Per ora si scava nel passato recente dell’uomo che nel 2018 nel corso del processo a seguito dell’operazione “Vortice-Déjà Vu”, gli furono inflitti dodici anni di carcere, con uno sconto di pena di quattro rispetto al primo grado. Il suo nome in ogni caso compare in molte inchieste, soprattutto per motivi di droga. Sempre nel 2018 di un attentato era rimasto vittima il fratello di Roberto Napoletano, Angelo, obiettivo di diversi colpi di pistola indirizzati a lui mentre era sul balcone di casa a Torchiarolo. di E’ considerato dagli inquirenti un elemento di spicco della criminalità organizzata del nord Salento e per questo il fatto che sia stato obiettivo di un tentativo di omicidio o nella migliore delle ipotesi un gambizzazione, pone molti interrogativi. Gli inquirenti non fanno trapelare nulla se non che le indagini sono a tutto campo senza tralasciare alcun aspetto.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*