Rapporto Svimez: 2023 anno nero per la Puglia. Retromarcia del Pil, come in tutto il Mezzogiorno

ROMA – Dopo il Molise e la Calabria, la Puglia nel 2023 è la terza regione d’Italia destinata alla più forte contrazione del Prodotto Interno Lordo: passerà dal 3,2% dell’anno in corso a -0,5 per cento. Il dato fa il paio con la recessione prevista in tutto il mezzogiorno, il cui Pil – sempre nel 2023 – scenderà a -0,4% in media.

È un Sud sotto shock, tra povertà e inflazione, quello fotografato dall’ultimo rapporto Svimez su economia e società del Mezzogiorno, presentato in mattinata a Roma anche alla presenza del Ministro per il Sud Raffaele Fitto e il presidente di Anci Puglia Antonio Decaro.

Secondo il rapporto, riferito al 2022, per la ripresa post Covid e il conflitto russo-ucraino bisognerà attendere il 2024. Intanto, però, inflazione e crisi energetica continuano ad impattare su famiglie e imprese, riaprendo la forbice tra Nord e Sud.

Forbice che, delinea Svimez, si allarga da un punto di vista economico, imprenditoriale, ma anche culturale e sociale.

Dopo la pandemia, l’Italia – si legge – ha conosciuto una graduale ripartenza pressocché uniforme, ma decisamente più rapida al Nord. Nel Mezzogiorno gli investimenti delle imprese, finalizzati all’ampiamento della capacità produttiva, sono stati meno reattivi: è stato soprattutto il settore delle costruzioni a crescere, ma soltanto grazie allo stimolo pubblico rappresentato da Ecobonus e interventi finanziati dal Pnrr.

Neanche il tempo di tornare a respirare, però, che è subentrato il conflitto russo-ucraino, con una crescita dei prezzi al consumo che al Sud ha sfiorato il 10%, contro un + 8,3% del Centro Nord. Il perché è presto detto: nel carrello della spesa del consumatore medio del Sud prevale l’acquisto di beni di consumo, più colpiti dal rincaro delle materie prime. Viceversa al Centro Nord a pesare maggiormente è l’acquisto di servizi, colpiti da rincari decisamente inferiori.

Anche sul capitolo caro bollette, infine, non va meglio: a soffrire sono i nuclei familiari con il reddito più basso e, in base ai dati Istat 2021, uno su tre risiede proprio nel mezzogiorno. C’è poi il capitolo occupazionale, la cui ripresa al Sud è bollata da Svimez come “di bassa qualità”: secondo le proiezioni, l’inflazione resta ben oltre al di sopra della crescita salariale negozata per il 2022.

Tra i divari tra Nord e Sud, da ultimo, restano preoccupanti quelli nella filiera dell’istruzione e dell’occupazione femminile.

Ecco perché -come rimarcato dal Ministro per il Sud- un’offerta ampia e diversificata per le politiche di sviluppo dei prossimi anni sarebbe quanto mai opportuna.

 

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