Una salute di ferro! Tutti i benefici di uno dei minerali più importanti

Una salute di ferro, nel vero senso della parola! È questo a cui ambiamo tutti, spesso alla ricerca del giusto equilibrio tra una corretta alimentazione, una sana attività sportiva e una vita confortevole e serena, tra routine e svago, magari concedendoci qualche strappo alla regola sorseggiando un calice di buon vino o una bibita zuccherata o gustando qualche leccornia per il palato che, anche se non specificatamente indicata per il nostro regime alimentare, ha l’effetto di tenerci su di morale e soddisfatti.

Ecco che per avere una salute di ferro è necessario fare affidamento proprio, con un gioco di parole, al ferro, elemento di grande utilità per il nostro organismo e non solo.

Il ferro, simbolo chimico Fe, è contrassegnato nella tabella periodica degli elementi dal numero atomico 26, venendo incluso nella categoria dei metalli di transizione. Si tratta di un minerale largamente presente sul nostro pianeta, il quarto per abbondanza sulla crosta terrestre, e pertanto definito un macroelemento proprio per questo motivo.

Lo troviamo naturalmente anche all’interno del corpo umano, dove viene assimilato principalmente dal duodeno. Costituisce un apporto esiguo in termini di peso, per un totale di circa 3-4 grammi, viaggiando in tutto il nostro organismo attraverso il nostro sangue. Ben il 75% della quantità di ferro del nostro corpo è infatti presente nell’emoglobina, una proteina a forma sferica responsabile del trasporto, all’interno dei globuli rossi, di ossigeno dai polmoni ai differenti tessuti e organi tramite il flusso circolatorio promosso dalla “pompa” del nostro organismo, ossia il cuore. Una proteina di emoglobina è composta proprio da quattro atomi di ferro che, in base al loro stato di ossidazione, possono o meno legarsi all’ossigeno distinguendosi in ferro emico o non emico (eme o non-eme)

Il primo rimanda allo stato in cui il ferro riesce effettivamente a costruire un legame chimico con l’ossigeno. Nel secondo caso si tratta invece di uno stato di “deposito”, in cui il ferro, contenuto nel fegato, nel midollo osseo e nella milza, può essere per necessità convertito a ferro emico in un secondo momento.

Oltre alla sua partecipazione attiva con l’emoglobina al trasporto di ossigeno nell’organismo, il ferro è anche contenuto in alcuni enzimi e favorisce la respirazione cellulare.

Quantità e qualità: l’apporto di ferro necessario

 Il ferro è contenuto principalmente, come probabilmente tutti ricordiamo da reminiscenze scolastiche, nella carne (sia rossa che bianca, con una menzione d’onore per la carne di cavallo, la più ricca con 3,9 milligrammi di ferro ogni 100 grammi). Una buona bistecca non è però il solo alimento in grado di rifornirci di ferro, in quanto lo rinveniamo in quantità considerevoli anche in alcuni pesci, come il branzino, nei crostacei e nei molluschi.

I legumi costituiscono una categoria che dona un grande contributo all’apporto di ferro, con fagioli, ceci, piselli, lenticchie, soia e così via, a cui fanno eco anche frutta secca e tuorli d’uovo. In caso di carenza, è possibile unire alla dieta anche degli integratori alimentari di alta qualità, come quelli disponibili visitando lo store online di S&R Farmaceutici.

La necessità di assunzione quotidiana di ferro varia a seconda dell’età e del sesso di un individuo, oltre a eventuali specifiche particolarità. Se un uomo adulto, in buona salute, necessita di circa 10 milligrammi di ferro al giorno, una donna, specialmente se in età fertile, arriva a quasi il doppio (18 mg), con un valore che si attesta a quasi il triplo (27 mg) durante la gestazione.

I quantitativi in eccesso di questo minerale vengono espulsi sia tramite la tradizionale evacuazione (feci e urine), sia tramite il ciclo mestruale per le donne, che tramite la desquamazione epiteliale, quindi il progressivo deterioramento e perdita della pelle “vecchia”.

Carenza di ferro: da dove deriva e a cosa conduce

 Una riduzione della concentrazione di ferro nel sangue provoca una diminuzione del numero di globuli rossi e, conseguentemente, di emoglobina. Questo può essere dovuto a un’introduzione non sufficiente, a livello alimentare, di ferro nell’organismo, oppure a eccessive emorragie (nelle donne, anche cicli mestruali frequenti e troppo abbondanti possono far scaturire questo effetto) oppure ancora a un assorbimento non funzionale per motivazioni varie, tra cui eventuali patologie gastro-intestinali e diarrea frequente anche a causa di un eccessivo uso di lassativi o di diete troppo ricche di fibre.

Un metabolismo molto rallentato o difficoltoso in seguito non solo a regimi alimentari errati, ma anche a patologie come coliti e celiachia, non permette inoltre una corretta assimilazione del ferro dagli alimenti ingeriti, sfociando addirittura col tempo nella possibile formazione di masse tumorali nel colon e nello stomaco.

Parlando di carenza di ferro viene poi quasi automatico relazionarla all’anemia.

In realtà, non tutte le forme di anemia, descrivibile sostanzialmente come una vistosa e preoccupante carenza di globuli rossi nel sangue, sono ascrivibili alla carenza di ferro. Soltanto l’anemia sideropenica è infatti imputabile, una malattia che presenta in origine sintomi generici, come mal di testa, vertigini, spossatezza, formicolii, fragilità delle unghie e diradarsi dei capelli, ma da tenere costantemente sotto controllo medico, in quanto può condurre a tachicardia, stress, problemi respiratori e disfunzioni neuro-cognitive. Il suo nome deriva dal latino “sideros” per “ferro” e “penus” nel senso di “penuria” e consiste nella fatica dell’organismo a trasportare correttamente l’ossigeno nel sangue, in seguito proprio alla scarsa disponibilità di globuli rossi (e del ferro in essi contenuto), e all’incapacità effettiva di rifornire tutto l’organismo con l’ossigeno necessario.

Così come un’eccessiva perdita di ferro può comportare problemi, anche un eventuale eccesso, dovuto anche in questo caso a un’assimilazione non gestita correttamente, può rivelarsi controproducente. Il ferro in eccesso può depositarsi su alcuni organi molto delicati, tra cui fegato e pancreas, mettendone a repentaglio la salute e lo svolgimento delle funzioni. Si parla in questi casi di tossicità del ferro, fortunatamente casistica non comune, a volte constatabile in soggetti che fanno un uso smodato e sproporzionato di integratori a base ferrosa, per cui si rende necessario un tempestivo intervento medico mirato.

Per concludere potremmo dire che il troppo, così come il troppo poco, stroppia, seguendo un vecchio adagio mai fuori moda. È infatti bene puntare sempre alla prevenzione, osservando un regime alimentare corretto e tenendo sotto controllo l’apporto di ferro, facilmente fruibile, come abbiamo visto, con una dieta variegata e ricca di tanti cibi differenti. Tra carne, pesce e verdure, il ferro ci accompagna e ci mantiene, con le sue funzioni, in buona salute.

 

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