Sanitari no vax, in Puglia fuori dai reparti a rischio. Ecco quali

BARI – Continua lo scontro sulla legge regionale che impone dei limiti all’attività dei medici e infermieri no vax. Intanto manca ancora il testo del decreto varato dal governo, sino a che non arriverà nel dipartimento della Salute di via Gentile, si attende.

Una cosa, però, è certa: i sanitari non vaccinati non torneranno indistintamente nei propri reparti come nel resto d’Italia. In Puglia le limitazioni esistono e continueranno ad esistere in virtù della legge approvata dall’aula di via Gentile il 23 febbraio del 2021. Quella con cui, appunto, prima che il governo varasse la norma statale, sono state introdotte nuove limitazioni all’attività degli operatori no vax, includendo il vaccino per il covid-19 a quelli già obbligatori da tempo con la normativa precedente. La legge, infatti, oltre a prevedere una sanzione amministrativa che va dai 500 ai 5mila euro, prevede l’interdizione dei medici, infermieri e oss non vaccinati dai reparti a rischio. E questi sono: oncologia, ematologia, radioterapia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, emergenza-urgenza e pronto soccorso, terapia intensiva e rianimazione, i reparti dove vengono eseguiti trapianti o gestiti pazienti trapiantati, i pazienti dializzati e altri pazienti immuno-compromessi.

E quindi gli operatori riceveranno un invito a presentarsi dal medico del lavoro competente per ricevere le prescrizioni, come ad esempio quella di non lavorare in determinati reparti. Ma questo dipenderà dal caso singolo. Va da sé che un operatore in servizio in reparti non a rischio, fermo restando la sanzione amministrativa potrà tornare al proprio posto, mentre quelli precedentemente in servizio nei reparti succitati dovranno cambiare settore. Prima, però, una riunione tra Regione e direttori generali delle Asl chiarirà la situazione nel dettaglio.

Non si tratta di numeri altissimi, sono 10 medici e 101 tra infermieri e oss in tutta la Puglia. secondo i dati forniti dall’assessore alla Salute, Rocco Palese. Nella Asl di Lecce, ad esempio, quelli in attività nei reparti e non vaccinati sono una decina. Stessi numeri nel Policlinico di Bari. Sette nella Asl di Brindisi.

Il gruppo di Fratelli d’Italia, intanto, non proporrà modifiche alla legge. Ma il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato annuncia l’intenzione di impugnare la legge regionale dinnanzi alla Corte Costituzionale. Che, però, si è già espressa sulla legge principale, quella che impone 10 vaccini agli operatori sanitari pena sanzioni e allontanamento dai reparti, poi estesa anche alla vaccinazione contro il covid nel 2021. E dalla Consulta arrivò disco verde. A replicare è il governatore Emiliano: “Gemmato è un politico di lungo corso – dice – e dovrebbe sapere che tra leggi nazionali e leggi regionali nelle materie concorrenti come la sanità non c’è un rapporto di gerarchia che fa prevalere le prime sulle seconde, salvo che ci sia una lesione delle attribuzioni del Parlamento. Ma queste ultime devono essere impugnate tempestivamente dal Governo, fatto questo non avvenuto nel nostro caso, essendo la legge in questione del 2021. Prendo atto che Gemmato, farmacista, si cimenta in arditi ragionamenti giuridici annunciando l’impugnazione della legge pugliese, e così facendo fa fare al Governo del quale fa parte da qualche ora una pessima figura. I termini per l’impugnativa infatti sono ampiamente scaduti. Uno cosi dovrebbe immediatamente dimettersi per la sua inadeguatezza”.

 

 

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