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Frode fiscale, gestione illecita di CAS e fondi pubblici: terremoto nell’imprenditoria salentina

LECCE E PROVINCIA – Nei guai sono finiti imprenditori salentini, i rispettivi presunti prestanome e un finanziere infedele.

Le ipotesi di reato: l’utilizzo indebito di un finanziamento pubblico per lavori in un albergo a Santa Cesarea Terme, la gestione illecita di centri di accoglienza migranti richiedenti asilo e, non da ultimo, frodi fiscali finalizzate ad evadere l’Iva.

Per questo i finanzieri della Compagnia di Otranto, al margine delle indagini condotte e coordinate dalla Procura di Lecce, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal Gip Marcello Rizzo, su disposizione del sostituto procuratore Massimiliano Carducci.

Trentacinque, in tutto, gli indagati. Ai domiciliari finisce un 54enne di Trepuzzi, Giuseppe Mazzotta, titolare di una ditta e presunto procacciatore di fatture false. Per altri cinque indagati disposta l’interdittiva dall’esercizio della propria attività imprenditoriale. Si tratta di Guido Cozza, 60enne di Santa Cesarea Terme; Fernando Margilio, 64enne originario di Squinzano; Gabriele Solombrino, 41enne originario di Copertino; Cosimo Serino, 56enne di Laterza e Fernando Toraldo, 72enne originario di Lizzanello. Sospensione dall’esercizio delle funzioni per Italo Cozza, 51 anni, originario di Santa Cesarea Terme, appuntato scelto della Guardia di finanza.

Disposti anche sequestri di conti correnti e immobili per un valore di circa due milioni di euro, a fronte di un profitto illecito che si aggira intorno ai 3,5 milioni di euro.

Ma da dove sono partite le indagini? Il primo focus degli inquirenti si è concentrato su dichiarazioni fittizie ricondotte all’imprenditore Giuseppe Mazzotta, titolare di una ditta individuale di vendita all’ingrosso di elettrodomestici e materiale elettronico, con sede a San Donaci.

L’accusa: emissione di fatture false per lavori inesistenti relativi alla costruzione dell’Est Hotel a Santa Cesarea Terme. Per quei lavori, al fine di captare fondi regionali Fesr (quelli stanziati a sostegno di Piccole e medie imprese), si erano consorziate cinque ditte del territorio. Da qui il raggio d’azione delle indagini si esteso anche sulle attività di queste ultime.

Si è arrivati così ad attenzionare Giuseppe Maggio, titolare di una delle ditte in questione (la edilcostruzioni s.r.l), con un ruolo di primo ordine nella gestione di 14 CAS, strutture di accoglienza per migranti, sparse in tutto il Salento. Insieme ad altri imprenditori, suoi collaboratori e indagati, Maggio avrebbe reso dichiarazioni false su più fronti: fatture per servizi mai resi ai centri di accoglienza, dipendenti impiegati in numero minore rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto, numero di pasti garantiti agli ospiti decisamente inferiore rispetto agli accordi. Ospiti, tra l’altro, in parte “fantasma”: quanti lasciavano le strutture non sarebbero stati comunicati alla Prefettura. Risultato: i coinvolti si sarebbero appropriati indebitamente di fondi ministeriali, vincolati al sostegno dei migranti ma che non risultato impiegati a tal fine. Nell’indagine è coinvolta anche l’associazione “Solidarieta` e Legalita” che avrebbe dovuto avere scopi solidaristici.

Il ruolo del finanziere Italo Cozza, indagato dai colleghi e sospeso, sarebbe stato quello di talpa: tramite un’altra persona, ancora non identificata, sarebbe entrato nei sistemi informatici interni per carpire informazioni sulle indagini in corso, da trasferire poi all’esterno.

Le indagini hanno anche acceso un faro su presunte difformità edilizie e paesaggistiche in località “Marina dell’Aia” a Marittima di Diso: focus su 17 case vacanza che sorgono in quella zona. I presunti reati ambientali sono contestati ad uno degli indagati odierni.

ERICA FIORE


 

 

 

 

 

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