Centro PMA privato: quando un’autorizzazione s’ha da dare. Le intercettazioni dell’inchiesta

MURO LECCESE – Nell’inchiesta sul presunto scambio di favori tra politica e sanità, si evince questo: non solo il centro di procreazione medicalmente assistita, quello privato a Muro Leccese, doveve prevalere su due altre ipotesi pubbliche. Doveva spuntarla anche velocemente. E il pressing, in tal senso, è tutto nelle intercettazioni tra l’allora assessore regionale al Welfare Ruggeri e il dottor Elio Quarta, coordinatore della struttura e medico amico.

-“C’è niente di nuovo sotto l’albero?” chiede il medico all’assessore alla vigilia di Natale del 2019.

– “Non ti preoccuapare – replica Ruggeri – ho detto che, prima che finisca l’anno, la chiudete questa cosa. Ce la deve fare“.

Il riferimento, scrivono gli inquirenti, è alla pratica autorizzativa del centro attesa dalla Asl di Lecce ma che, fino a quel momento e da circa tre mesi, risultava ancora al palo. Motivo questo di doleances da parte del medico, scocciato per la lentezza degli uffici Asl.

Alla vigilia di San Silvestro il pressing si fa ancora più incalzante.

Il dottor Quarta, intercettato, questa volta è al telefono con il commercialista Giantommaso Zacheo, indiviaduato quale intermediario del presunto scambio e persona vicina a Ruggeri: i dubbi sulle promesse dell’assessore, considerati i tempi non rispettati, si fanno concreti.

-“Ci ho parlato un mese fa, mi disse tutto apposto” rassicura il commercialista Zacheo, riferendosi al Ruggeri.

-“Ho capito, ma se è tutto apposto ci sarà questa delibera da qualche parte – replica il dottore – io come faccio ad iniziare se non ho la delibera“.

L’8 gennaio del 2020 la questione sarebbe poi diventata oggetto di dibattito direttamente ai piani alti. Al telefono ci sono Ruggeri e il direttore generale della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo.

– “Senti una signora ha chiamato il dottore Quarta, dicendo che deve esaminare la pratica qui, la determina...” riferisce l’assessore a Rollo.

-“Va bene, va bene – replica Rollo – vuol dire che mo me li chiamo tutti quanti da me (…) non ti preoccupare, l’importante è che si è già messo in moto il procedimento…

“Pedissequamente – scrive la Gip, al margine dell’intercettazione – l’Asl evadeva la richiesta. Contestualmente il legale rappresentante della società consegnava la documentazione integrativa richiesta dalla Regione Puglia”.

Sarà poi la pandemia a rallentare tutto, con una drastica riduzione dei contatti tra gli interessati alla vicenda – scrivono gli inquirenti – fino a quando nel maggio 2020 la Regione Puglia chiede alla Asl di Lecce di procedere ad una visita ispettiva nel centro “Prodia” per verificare la sussistenza dei requisiti previsti per Legge.

Ed ecco un’altra “intercettazione che – si legge nell’ordinanza – attestava il diretto interesse di Ruggeri nella vicenda e al perfezionamento favorevole della procedura”. Medico e assessore, in questo caso, “discutono sull’autorizzazione di un centro di procreazione assistita addirittura di II livello”.

-“Senti – dice il dottor Quarta a Ruggeri – ti stavo chiamando perchè dovevamo fare la domanda per il secondo livello no?“.

“L’ho fatta giù, ho già firmato il contratto” rassicura l’assessore.

-“Eh ma quel contratto così non può proprio andare bene così scusami – ribatte il medico – hanno messo delle clausule pazzesche, che entro sei mesi dall’accetazione del Comune e non della Regione…siamo obbligati all’acquisto, tutti sti casini qua“.

-“Ok va bene, va bene – risponde Ruggeri – mo chiamo io“.

Il 13 maggio nell’aspirante centro di procreazione assistita, si recano architetto, geometra e un dirigente medico della Asl di Bari. Tutte persone ritenute vicine alla società “I giardini di Asclepio” del dottor Quarta.  L’obiettivo sarebbe stato quello di capire, battendo d’anticipo sull’ispezione ufficiale, se la struttura (di proprietà, va ricordato, dello stesso Ruggeri) potesse scontrarsi con cavilli o prescrizioni.

Certo è che ad oggi, come certificato dalle indagini, a differenza della planimetria presentata dal geometra incaricato dalla società, i locali del primo piano di quell’immobile risultano ancora classificati come civile abitazione. Nonostante questo la pratica è andata avanti.

Quando l’ispezione ufficiale, preannunciata dalla Regione, diventa imminente, il Dottor Quarta al telefono con Zacheo arriva al punto:adesso dobbiamo vedere se la può fare Lecce, senza che mi mandi Maglie, perchè a Maglie sono stronzi…e lì sono sensibili ad altri…ad altri capi, sicuramente“.

In una successiva intercettazione ambientale tra Ruggeri e Quarta, il primo rassicura:io devo andare da Rollo per parlare di questa cosa tua, mi sta aspettando e sto andando adesso…per farti mandare subito la persona che dico io“. E gli ispettori, come certificato, arriveranno poi dalla Asl di Brindisi.

Menomale che c’è stato quello di Brindisi che si è messo a disposizione – riferisce il medico incontrando Ruggeri nell’azienda di quest’ultimo a Muro Leccese – è molto esperto altrimenti non avremmo fatto niente”. Dopo aver fatto un lungo elenco degli aggiustamenti fatti alla luce dell’ispezione, poi aggiunge: “mo sembra che siccome ha fatto un verbale dove abbiamo ottemperato quasi a tutto..qualche puttanata…domani finiranno e andrà nuovamente lì a farlo vedere. Massimo martedì’ sarà sul tavolo, vedi di farlo firmare così torna subito indietro

Poi – aggiunge Quarta nella stessa chiamata- devi fare subito la domanda del secondo livello…e siccome la scelta è Rollo che la fa, poi per chi….è chiaro che sceglierà il centro“. In chiusura il dottore rassicura poi Ruggeri sulla quota societaria, pari al 30%, che gli sarebbe stata corrisposta in cambio dei suoi favori.

Abbiamo messo l’avvocato che sta facendo la scissione della società -spiega- e gli ho detto chiaramente che per me è il minimo il 30%, come dicesti tu. Tu avrai il 30%“.

Ok” replica Ruggeri, precisando però che la quota richiesta anche per un suo parente deve essere a parte.

Poi – cotinua il medico – nel momento in cui abbiamo preso il secondo livello ci sediamo (…) pure un pensiero a quelli di Bari amico, se dobbiamo farlo facciamolo. È chiaro che gli amici nostri ci stanno favorendo, allora uno fa una cosa e uno fa l’altra. Ora vediamo quando faremo l’aumento del capitale come possiamo fare (…)“. Il riferimento, secondo gli inquirenti, sarebbe ai pubblici ufficiali attivatisi per la buona riuscita della pratica.

E in cambio il commercialista Zacheo cosa ne avrebbe avuto? L’assunzione della moglie, partendo da un periodo di prova. Aspetto che, vista la fase embrionale di avvio del centro, scatena la furia di Ruggeri:Il problema di Giantommaso…non capisce come un coglione…è questo. Mi girano le palle. Sto facendo sta cosa per dare il secondo livello…DOMANI CI PORTANO VIA…ME E TE CI PORTANO…“.

Il 4 settembre, intanto, Ruggeri ufficializza l’ok in Regione al provvedimento tanto agognato per il centro di Muro: “l’hanno fatta, ora la sta firmando” dice a Quarta. Contestualmente, senza giri di parole, gli presenta poi Mario Pendinelli, in qualità di candidato alle regionali.  Una richiesta (nenache tanto implicita) di sostegno elettorale che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata subito ben compresa dal suo interlocutore.

E di fatto Pendinelli, per gli inquirenti, altro non è che “creatura politica dell’assessore al Welfare, a sua incondizionata disposizione per la gestione degli affari privati di Ruggeri, come anche agli affari di rilievo pubblico, non esitando ad assecondarne all’occorrenza i metodi e logiche illecite”. Motivo per cui Ruggeri avrebbe anche investito di tasca propria 6mila euro per garantire un pacchetto di voti ad Aradeo: “vi dico una cosa, a tutt’oggi mi è costato 150 euro a voto – tuona, adirato per il risultato poco soddisfacente ottenuto alle urne – ti ho dato 6 mila euro, 6 mila euro per portare Mario – rimprovera ad un suo presunto fedele – e poi vi vedo con le fotografie scattate, tutti abbracciati a Sebastiano Leo”.

Su Gallipoli invece l’investimento ammonterebbe a 10mila euro per 75 voti. Sul risultato ottenuto in cambio, in questo caso, Ruggeri riferisce a Pendinelli di non potersi lamentare. “Tu però non puoi fare una campagna elettorale così – gli dice Pendinelli –  ti dissangui per 5 voti e tutta la struttura tua non ti dà voti”.

In cambio Pendinelli – stando all’inchiesta – si sarebbe poi speso per la pratica di ripristino dell’arenile del lido Atlantis (a Otranto) di proprietà dell’ex senatore Udc. Lo avrebbe fatto perorando la causa, considerato che la procedura in quel momento si era arenata  su più scogli burocratici. Dall’assessore al Welfare sarebbe arrivato l’appello ad intervenire direttamente per sbloccare la situazione.

ERICA FIORE

 

 

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