Salento senza alta velocità, per RFI “non conviene”. È polemica

SALENTO – La Rete Ferroviaria Italiana ne è convinta: per il prolungamento dell’alta velocità/capacità da Bari fino a Lecce la spesa non vale l’impresa. Ed è subito rabbia e polemica.

A fugare ogni dubbio nelle scorse ore le dichiarazioni di Vera Fiorani, amministratrice delegata e direttrice generale di Rfi: a suo dire i costi per l’apertura di quel cantiere, pari a circa 40 miliardi, supererebbero di gran lunga i benefici.

Non tarda ad arrivare la dura condanna del conisgliere regionale Paolo Pagliaro, che 12 anni fa ha avviato questa battaglia, e che punta il dito contro “lezioncine sui costi-benefici ormai conosciute a memoria e che nulla hanno a che fare con la tutela di questo territorio”. “Quella addotta da Rfi – dice Pagliaro – è una giustificazione che pretende di liquidare, calcolatrice alla mano, una disparità sempre più marcata fra i servizi ferroviari d’avanguardia concentrati su Bari e quelli di risulta riservati a Lecce, Taranto e Brindisi. Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico – incalza – e come tale non si possono guardare coi paraocchi solo le cifre, ignorando l’utilità sociale dell’alta velocità da cui il Salento è tagliato fuori”.

Il concetto è chiaro: le promesse di velocizzazione della linea esistente, su cui viaggiare costa sempre di più a fronte di servizi scadenti, sono inaccettabili. Da qui l’invito che il consigliere rivolge direttamente all’amministratrice Rfi “salga con noi su un treno della speranza, senz’aria condizionata e con i servizi igienici fuori uso, con il cambio obbligato a Bari, diventata il capolinea dell’alta velocità, cancellando la storia che da sempre vede Lecce come stazione di testa delle Ferrovie dello Stato”.

Ricordando il sit in di protesta organizzato a febbraio nel 2021 in stazione a Lecce e le due mozioni presentate in consiglio e approvate all’unanimità per impegnare il governo regionale in tal senso, Pagliaro accusa l’inerzia politica di non aver mosso un dito per portare a casa il risultato, perdendo anche l’occasione dei fondi straordinari del PNRR e del Piano nazionale complementare. Per questo la battaglia continuerà.

A fargli eco il consigliere forzista Paride Mazzotta: “Il cartellino rosso all’alta velocità fino a Lecce richiede un scatto di reni della politica a tutti i livelli istituzionali -dice- siamo davanti alla conferma di quanto il Salento scali le vette del turismo internazionale solo grazie agli sforzi degli operatori, senza alcuna progettualità di “sistema” e senza alcun supporto”.

Fortemente preoccupato si dice, nelle stesse ore, il presidente della Camera di Commercio leccese, Mario Vadrucci. “Non si può fare un ragionamento ragioneristico – dice – su un tema così delicato, strategico e fondamentale come quello del trasporto pubblico, che tira in ballo il destino dell’intera economia locale. Sull’impatto fortemente negativo di questa scelta non vi è alcun dubbio – tuona ancora – così come ci lasciano perplessi i tempi lunghi di cantierizzazione degli interventi su binario già assodati. Non c’è tempo da perdere – conclude – per ogni anno che passa l’economia e le aziende del territorio accumulano perdite e occasioni mancate. A qualcuno sfugge – conclude – che per il tessuto economico il tempo è letteralmente denaro. La lungaggine burocratica è un lusso che non possiamo assolutamente permetterci”.

 

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