Trasporti, Puglia 2030: simil autostrada, treni, strade e parcheggi più salati

BARI – Non una autostrada vera e propria ma una SS16 con le caratteristiche di un’autostrada. Tre corsie di cui una dinamica da aprire o chiudere a seconda del traffico. Tutto questo, però, si vedrà “nel lungo periodo”.

La bussola del piano dei Trasporti è orientata sul 2030, in 488 pagine vuole ridisegnare i trasporti nelle e tra le varie province pugliesi. Se poi ci riuscirà, considerato che il precedente piano è ancora a metà dello stato di avanzamento, lo si capirà.

Nella approfondita disamina delle province, Bari è quella con il numero più alto di comuni serviti da ferrovia, Lecce è quarta ne conta 55 su 97 e quelli collegati sono ancora in buona parte a binario unico, rendendo lentissima la marcia dei convogli. Eppure i dati dicono che cresce il settore dell’industria, addirittura a Lecce e Bari più del dato nazionale, cresce il turismo che con il Salento e il foggiano raggiunge il 76,5% degli arrivi e presenze turistiche. Con Salento e Gargano che offrono anche più posti letto per turisti rispetto a tutto il resto della regione. A Lecce, poi,  c’è un gran numero di iscritti all’università. A fronte di tutto ciò, qui ci sono ancora criticità da superare.

Capitolo strade: la premessa è che Lecce è seconda per numero di incidenti e di morti. Quindi occorre un robusto intervento. Come detto la novità è la SS16 che diventa una simil autostrada. Per il resto molte conferme di interventi già previsti nel piano precedente: l’ammodernamento della SS275, la sistemazione della Regionale 8, il completamento della Bradanico Salentina tra San Pancrazio Salentino e Guagnano e la variante all’abitato di Guagnano e Salice Salentino e, nel lungo periodo l’adeguamento della SS7 ter tra campi Salentina e Lecce. Interventi – si legge – che mirano a migliorare l’accessibilità di tutto il sistema del Salento al nodo di Taranto e all’aeroporto di Grottaglie. Considerato prioritario – come si attende da tempo – l’adeguamento e la messa in sicurezza della SS274 e delle bretelle di collegamento con tutti i centri abitati localizzati lungo la costa tra Alessano, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo e Presicce.

Capitolo treni: le tre tratte servite da Ferrovie Sud Est, sono da potenziare, elettrificare ammodernare eliminando passaggi a livello e in buona parte dotare del sistema smtc senza il quale non si può realizzare il doppio binario. Serviranno oltre 130milioni di euro. Più volte citata, la metropolitana di superficie e  un generico collegamento tra rete ferroviaria nazionale e aeroporto di Brindisi.  “Il nodo di Lecce – si legge – non compare nella lista dei nodi della rete transeuropea di trasporto, sebbene rappresenti la parte terminale della Rete Comprehensive in Puglia”. L’intervento di velocizzazione della linea adriatica, a cura di RFI, si estende fino a Lecce e si realizzerà entro lo scenario di piano mentre, la programmazione di RFI prevede l’adeguamento ai requisiti tecnici che doteranno la linea delle caratteristiche richieste ai fini dell’inclusione nella rete Core. Ma entro il 2050.

Per il resto della provincia sarà istituito il Bus Rapid Transit: un bus a bassa emissione tra Porto Cesareo-Leverano-Ecotekne – Fazzi. E un collegamento tra fronte jonico e adriatico. Quanto alla stazione di Lecce si cita il prolungamento del sottopasso ferroviario e il potenziamento del terminal intermodale in combinazione con il progetto City Hub di RFI.

Per evitare lo spopolamento delle aree interne del Sud Salento, si legge, è prevista la sperimentazione del TAD, il trasporto a domanda, che affiancherà le tratte già previste dal Trasporto pubblico locale e le tre direttrici del Metrobus, Porto Cesareo-Lecce, Lecce-Cavallino-sino a Torre dell’Orso, Casalabate-Lequile.

Prevista una piattaforma intermodale per collegare porti, aeroporti, stazioni anche con la rete TEN-T.

L’aeroporto di Brindisi vocato a traffico di linea e charter incoming si prevede raggiungerà 4 milioni di passeggeri annui nel 2030. In 8 anni, quindi, il 47,7% in più degli attuali.

Ma non solo. Perché nel piano si parla di ecosostenibilità e ambiente e questi passano dallo scoraggiare l’uso dell’auto con una stretta sui parcheggi: più zone a pagamento e più alto il costo del parcheggio ed estensione del pagamento alle moto. Prevista l’interdizione dei centri storici e l’introduzione del bollino blu ovvero la periodica verifica dei gas di scarico delle auto per controllarne le emissioni.

Per coordinare il tutto nelle connessioni ferroviarie poi, si ipotizza la creazione di ua cabina di regia, di un gestore unico. “Una sorta di Aref – si legge – una agenzia regionale ferroviaria“.

 

 

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