Bar, costruzioni, negozi: sono 28 le aziende leccesi passate nelle mani dello Stato

LECCE- La geografia delle confische vede la concentrazione più alta delle aziende passate in via definitiva in mano allo Stato a Lecce, San Cesario, Aradeo e Uggiano La Chiesa. Sono 28 in tutta la provincia di Lecce e sono state, stando a quanto ricostruito nei procedimenti giudiziari, lavatrici di soldi sporchi. Bar, ristoranti, minimarket, tabaccherie, gioiellerie, negozi di abbigliamento e di articoli per la casa, aziende di costruzioni e di rifiuti oppure di trasporto merci o di commercio di prodotti petroliferi o aziende agricole: è in questi settori che nel Leccese sono stati riciclati i proventi di attività illecite. Al momento, la gran parte delle imprese è sottoposta a procedure concorsuali, ma 7 sono attive e continuano ad operare, stando alla ricognizione che emerge spulciando il sito “Open Data Aziende Confiscate”. In Puglia sono 173 in tutto le aziende coinvolte, il 6,2 per cento di tutta Italia.

I dati sono questione di trasparenza. A fornire lo spaccato, in mattinata, la tappa leccese della presentazione di “Open Knowledge-conoscere le aziende confiscate”, organizzato dalla Camera di Commercio e Unioncamere, progetto finanziato attraverso il Pon Legalità per migliorare le competenze delle pubbliche amministrazioni nel contrasto alla criminalità organizzata. Non solo conoscenza del fenomeno e del contesto: nel percorso volto alla valorizzazione delle aziende confiscate si terranno anche laboratori dai quali si faranno emergere proposte operative. L’obiettivo è evitare che cessino le attività, con conseguenza perdita di posti di lavoro, come è già successo con cinque di loro nel Leccese: il “costo della legalità” – come detto in mattinata – rappresenta una questione di sostanziale rilevanza per la vita delle aziende e il riutilizzo del “bene” in ambito legale è tanto difficile quanto necessario, soprattutto in un territorio come il nostro, dove nel 2020 la contrazione del valore aggiunto si è attestata al -7 per cento (Puglia -6,5%; Italia -7,2%). Un’economia fragile, segnata dall’emorragia dei giovani: solo poco più di sei su 100 di loro (6,6 per cento, dati MEF, And Yet Moves, Integrational Mobilitation in Italy, 2019) ha la probabilità di avere un reddito superiore a quello dei propri padri ed è del 34,4 per cento il tasso di laureati tra i 25 e i 39 anni che vanno via, a fronte della media italiana di poco meno del 5 per cento.

 

t.c.

 

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