Screening per tumore al seno e ovaie dai 40: in Puglia è legge

BARI – In Puglia lo screening per il tumore al seno e ovaie inizierà a 40 anni. E’ una delle decisioni assunte dal Consiglio regionale che ha, durante i lavori, anche respinto la richiesta di incompatibilità per l’assessore al Personale, Gianni Stea che, dunque, resta al suo posto.

Il punto era il debito che Stea, nella sua professione di imprenditore, ha maturato con la Regione Puglia. Debito saldato, ha fatto sapere in aula, quindi l’incompatibilità è decaduta.

Archiviata quella che poteva diventare una grana per il governatore, il Consiglio riunito nel Question time e nuovamente a porte chiuse con le misure anticovid ulteriormente innalzate, ha approvato d’urgenza la legge licenziata nelle scorse ore dalla Commissione Sanità: da ora lo screening per il tumore mammario e ovarico inizierà a 40 anni. Dieci anni prima di quanto accade oggi. Dai 40 ai 45 anni sarà il medico di base a segnalare ai centri di riferimento la necessità di fare lo screening in base ai precedenti familiari, dai 45 in su sarà automatico. La legge – proposta dal consigliere del Pd, Fabiano Amati – parte da un dato: il tumore al seno è il primo nel sesso femminile, nel corso della vita ne viene colpita una donna su nove e il 5-10% è di origine ereditaria. Nel sesso maschile, per questo motivo, l’incidenza è uno su mille. Il tumore all’ovaio compare nel 30% delle diagnosi oncologiche. L’ereditarietà è del 10%. Per questo la diagnosi precoce, dai 40 anni, è centrale come lo è anche la valutazione della predisposizione genetica con la ricerca delle mutazioni geniche BRCA1 e BRCA2. Laddove le Asl non adempiano nei tempi previsti dalla legge, il direttore generale decadrà.

Ampio lo spazio dedicato al problema della recrudescenza di criminalità in Capitanata soprattutto ma non solo. “La sottostima dell’organico della magistratura e delle forze dell’ordine – ha detto il governatore Emiliano – è cronica in tutte le province. Ed è questa la storia da invertire. I pugliesi sono stanchi, da oggi si dice basta”.

Durante le interrogazioni, si è parlato anche di xylella. Ad un anno dall’avviso per la salvaguardia degli ulivi monumentali – ha fatto sapere l’assessore Pentassuglia su richiesta del brindisino di Fratelli d’Italia Caroli – sono state presentate solo 73 domande. Sintomo che tra burocrazia e scoramento, gli imprenditori agricoli piegati dalla strage causata dalla xyella, non partecipano nemmeno più ai bandi.

 

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