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“Convincere i no vax a curarsi”: in ospedale si affronta anche questa sfida

SALENTO – “Arrivano anche a rifiutare il trattamento ventilatorio, inizialmente quello non invasivo e successivamente quello invasivo. Queste sono le difficoltà che riscontriamo nella nostra quotidiana attività lavorativa“. A parlare è il dottor Giancarlo D’Alagni, dall’ospedale Moscati di Taranto. Qui è il responsabile dell’Unità Operativa Complessa Sub intensiva Pneumatologia Covid.

Ci racconta una delle sfide, che spesso passa inosservata, ma che pure si affronta quotidianamente in ospedale, “distraendo energie, intese anche come risorse umane – spiega – a quella che è la lotta, costante e primaria, contro il Covid”. E di fatto, sempre più frequentemente, medici e infermieri si ritrovano a dover spiegare a pazienti e familiari reticenti l’importanza di accettare le cure ospedaliere previste dal protocollo.

“Abbiamo ultimamente registrato un elevato incremento di ricoveri di pazienti non vaccinati – spiega ancora il dottor D’Alagni –  Abbiamo anche pazienti no vax. Quello che abbiamo riscontrato è la difficoltà da parte di questi ultimi di accettare i trattamenti. Siamo ogni tanto costretti ad accettare la proposta di trattamenti alternativi, di cui non vi è alcuna comprovata efficacia. Trattamenti non ufficialmente riconosciuti, le cui responsabilità ricadono sulla nostra gestione e sulla salute del paziente“.

Quando il quadro clinico si fa ancora più complesso e delicato, non si arretra comunque di un passo. Resistenza viene opposta anche al trattamento rianimatorio e all’intubazione.Molte persone non accettano il trattamento rianimatorio, l’intubazione. E queste resistenze pregiudicano il successo del trattamento, la cui tempestività è fondamentale” precisa il dottore.

Anche il primario di Pneumatologia a Lecce, il Dottor Francesco Satriano, fa sapere che alcuni pazienti avanzano perplessità, ma che – nella totalità dei casi e con pazienza e dialogo – arrivano ad accettare la terapia consigliata dall’equipe medica, sempre sulla base del protocollo nazionale. Al momento non si registra, di fatto, alcuna richiesta di cure alternative.

A Brindisi nel reparto di Pneumologia del Perrino, diretto dal dottor Eugenio Sabato, attualmente ci sono 20 pazienti ricoverati. Nessuna rimostranza alle cure previste risulta, ad oggi, registrata.

ERICA FIORE

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