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Traffico di droga in mano ai 30enni: retata a Ugento. Il gip: “Solo la punta dell’iceberg”

UGENTO- “Ieri ti ho lasciato che è Natale, oggi non è Natale. Hai mezz’ora per chiamarmi po fazzu te squiccane u cerevellu a te e chiunque si trova a casa”. Erano di questo tenore i messaggi inviati a chi aveva contratto debiti di droga, in alcuni casi anche superiori a 3mila euro. Durante le riscossioni, si mostravano le pistole per intimidire ancora di più. Oppure si passava direttamente ai pestaggi violenti, documentati a partire dalla fine del 2018. E’ da quelli che sono partite le indagini che hanno fatto emergere uno spaccato criminale rilevante a Ugento e dintorni. Una piazza della cocaina e marijuana gestita da 30enni e ventenni, che nel loro linguaggio chiamavano le dosi “metri, minuti, nafta, caffè”, come svelato da alcuni assuntori alle forze dell’ordine.

All’alba, la retata con oltre 70 carabinieri, elicotteri e unità cinofili ha portato in carcere 11 persone. Si tratta di Vincenzo Minicozzi, 32 anni, presunto capo del gruppo: secondo gli inquirenti, era lui a impartire le direttive, lui a imporre le regole a cui tutti dovevano attenersi, lui ad autorizzare qualunque iniziativa venisse assunta nel mercato degli stupefacenti a Ugento, lui a imporre canali di rifornimento e prezzi e a gestire la cassa comune. Non solo, stando sempre alle indagini, era lui a deliberare le punizioni contro coloro che si mettevano di traverso agli interessi dell’organizzazione. Suo uomo di fiducia, anche lui ora in carcere, sarebbe stato il 25enne Emanuel Pierri, nel ruolo di “coordinatore” delle attività, addetto a far osservare gli ordini, a reclutare gli addetti allo spaccio, nonché, da “esattore”, ad occuparsi del recupero dei crediti anche con metodi violenti. Rispondono a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Dietro le sbarre anche altri presunti “partecipi” come Cosimo Luigi Catino, 30 anni; Matteo Congedi, 37 anni; Daniele Deiana, 30 anni; Luigi Petrachi, 46 anni; Cristian Angelo Pierri, 22 anni, fratello di Emanuel; Pasquale Preite, 68 anni; Radames Trianni, 30 anni.

In carcere anche Katriel Scarcella, 23 anni, e Michele Scarcella, 66 anni. A quest’ultimo, noto boss della Scu, viene contestato assieme a Katriel di aver percosso con calci e pugni e anche con pistole Radames Trianni cagionandogli lesioni e pronunciando la frase “me ne sbatto i coglioni di chi sta sopra di te”.

Ai domiciliari vanno Annalisa Molle, 29 anni, che avrebbe occultato le dosi di cocaina presso il bar in cui lavorava e procacciato clienti, e Miriam Trianni, 21 anni, sorella di Radames. Richiesta di misure cautelari respinta per Alessio Forte, 29 anni, e Anselmo Antonio Trianni, 51 anni. Tutti gli arrestati risiedono tra Ugento e la marina di Torre San Giovanni.

Sono 25 in tutto gli indagati, difesi dagli avvocati Paolo Cantelmo, Biagio Palamà e Mario Coppola.

 Il gip Simona Panzera ha comunque escluso l’aggravante mafiosa e il reato di detenzione abusiva di armi, contestate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip parla di “pervasività del sistema criminale, di cui si percepisce che quanto emerso rappresenta soltanto la punta dell’iceberg, essendo moltissimi gli affari illeciti maturati al di fuori e a prescindere dalle comunicazioni intercettate, e che, con estrema probabilità affonda la sua esistenza in un periodo ampiamente pregresso rispetto a quello in contestazione ed ha continuato a prosperare ben oltre la data della chiusura delle investigazioni”, cioè l’estate del 2020.
Le intercettazioni hanno portato a galla non solo una struttura ben articolata nei ruoli e con una propria cassa comune, ma anche numerosi episodi di cessione di droga, luoghi dediti allo spaccio, l’esistenza di basi logistiche, come un maneggio dei cavalli dove venivano impartite le direttive ai gregari, alcune abitazioni devolute alla coltivazione e al confezionamento della droga, esercizi pubblici per l’attività di smercio.

Ma è venuta a galla anche una condizione di assoggettamento e omertà sofferta da non poche persone.

 

t.c.

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