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Finto ginecologo senza scrupoli, contatta i genitori per arrivare alle vittime. Nove anni fa un caso simile

LECCE – “Per far fare le analisi a mia figlia avevamo contattato un infermiere a domicilio. Non avevamo però lasciato nessun recapito telefonico, solo nome e cognome. È stato in grado, tramite questi dati, di risalire all’attività di famiglia e chiamare lì. Ha chiesto di mio marito, per arrivare a mia figlia“.

È un’altra testimonianza shock che ha raggiunto la redazione. Arriva dalla provincia di Lecce e infoltisce il lungo elenco di denunce a carico del finto ginecologo che da quest’estate molesta ragazzine e donne adulte, indistintamente, contattandole al telefono.

Chiede loro dettagli intimi, ne conosce la storia clinica nel dettaglio, con ogni probabilità avendo violato i database di cliniche, ospedali e laboratori analisi pugliesi, ma anche di altre zone d’Italia.

L’allarme, confluito in un’inchiesta, è scattato dopo lo sfogo social di una delle sue vittime, una ragazza del Leccese. In poche ore il post in cui raccontava le molestie subite ha fatto il giro del web, portando all’amara scoperta: decine le donne contattate in varie regioni. Stessa modalità d’approccio, stessa conoscenza approfondita della storia clinica delle vittime (comprensiva di esami e interventi chirurgici) e, per qualcuna, anche la richiesta di una visita da remoto per approfondire visivamente presunte infezioni intime da lui diagnosticate.

Il racconto di questa mamma, tramite cui l’uomo ha cercato di mettersi in contatto con la figlia 20enne, fa raggelare in sangue. Come sempre per motivi di privacy ne tuteliamo i dati sensibili, ma ne riportiamo integralmente la ricostruzione.

Tramite il cognome è risalito alla nostra attività di famiglia – racconta la donna- Ha chiamato al numero fisso, ho risposto io e ha chiesto di mio marito. Ho replicato che poteva riferire a me.

Si è presentato come il dottor Di Nardi, mi ha chiesto conferma sui dati sensibili di mia figlia, di cui era perfettamente a conoscenza, incluso il fatto che fosse una studentessa universitaria fuori sede“.

Poi, come sempre, il riferimento ad un esame clinico a cui la vittima si era sottoposta di recente. “Signora, dagli esami è emersa un’infezione, però per la pravacy essendo maggiorenne, vorrei parlarne direttamente con lei – ha detto l’uomo – Mi dia il suo numero“. A quel punto la madre, insospettita, si rifiuta di fornire il recapito telefonico della figlia e chiede al presunto dottore di lasciarle un numero di telefono, per essere ricontattato dalla ragazza.

Quando la 20enne lo richiama, la fanta-diagnosi è questa: “dagli accertamenti è emersa un’infiammazione importante. Per caso -le chiede poi – la sua attività sessuale è molto intensa?“. Ed ecco il campanello d’allarme che ha spinto la ragazza a non cadere in trappola.

Il copione, che si rivela sempre più machiavellico, riporta alla mente una vicenda identica risalente al 2012 e culminata nel 2018 in una condanna a tre anni, in primo grado, di un finto ginecologo del Materano. Il mancato contatto fisico tra imputato e vittime non ha impedito agli inquirenti di configurare il reato di violenza sessuale.

ERICA FIORE

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