Darsena di San Cataldo, sit-in movimenti e centrodestra: “Basta ritardi e basta scuse”

LECCE – Franchino, il pescatore simbolo della battaglia per la darsena di San Cataldo ferma da anni, non ha mai visto tanta gente al suo fianco. Ne è contento, seppur non riesca ancora a essere ottimista. Lui, a causa della montagna di alghe, a causa del cantiere infinito, non riesce a far quadrare i conti della famiglia a fine mese. Mentre i lavori a terra, come è stato annunciato dal Comune di Lecce, sono ripartiti, resta il nodo dei lavori a mare. E bisogna smaltire in discarica, con i costi e i tempi che ne derivano, tonnellate di posidonia classificata come rifiuto. Il presidente della commissione controllo del Comune, Gianpaolo Scorrano, vuol vederci chiaro sulle analisi che impongono lo smaltimento.

A dire basta ai ritardi sono i movimenti civici, il Movimento Regione Salento in testa, e poi La voce di Lecce, Idee e rinnovamento, Vivere Lecce, I love San Cataldo, Federazione Imprese Demaniali, e anche il centrodestra che, unito, si è ritrovato in sit-in davanti al cantiere.

La senatrice Poli Bortone invoca l’intervento della Magistratura per andare a fondo sull’odore nauseabondo che le alghe creano. E non solo.

E si rivolge a Paolo Pagliaro, perché la Regione chiarisca come siano stati utilizzati i fondi stanziati per quest’opera.

Il consigliere regionale, che già ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione urgente rivolta all’assessora all’ambiente Maraschio in cui chiede di “velocizzare un’operazione indispensabile per il futuro della darsena di San Cataldo, permettendo lo smaltimento sostenibile di alghe e posidonia, sia sotto il profilo ambientale sia dal punto di vista economico”, ha detto che integrerà l’interrogazione.

 

“Questa è Lecce, San Cataldo è parte della città ma non viene trattata come tale” è stato detto a gran voce.

 

 

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