Nuovo studio a Taranto: si muore di più nei tre quartieri nord

TARANTO – I dati confermano che a Taranto si muore di più nei quartieri Paolo VI, Tamburi e città vecchia rispetto ai tre quartieri sud della città, Tre Carrare-Solito, Montegranaro-Salinella e Talsano-Lama-San Vito. L’esposizione agli inquinanti generati dal polo industriale e la vicinanza a questo sono strettamente correlati con i decessi. Lì è stato rilevato un eccesso statisticamente significativo di 1.020 morti (uomini e donne) in nove anni rispetto ai dati di riferimento regionale, con un picco del 68% di eccesso di mortalità nel sesso maschile tra i residenti del quartiere Paolo VI nel 2019.
La novità è che questa fotografia emerge da uno studio nuovo, basato per la prima volta su dati comunali. È stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Environmental Research”, abbraccia un arco temporale che va dal 2001 al 2020 ed è frutto della collaborazione tra la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), il Comune di Taranto e l’Università di Bari. In mattinata la presentazione a Palazzo di città.

«Nelle città che soffrono particolari situazioni d’inquinamento o pressione ambientale è utile e necessario disporre di indicatori affidabili che possano descrivere lo stato di salute complessivo della popolazione residente. Tra questi, i dati di mortalità delle anagrafi comunali rappresentano un indice complessivo che consente ai sindaci, massime autorità sanitarie locali, di essere informati in tempo reale se sul proprio territorio esistono aree di criticità – ha esordito il professor Alessandro Miani, presidente SIMA -. La metodologia utilizzata per Taranto nel nostro studio rappresenta un modello validato utilizzabile da ANCI in qualsiasi città italiana grazie alle competenze già presenti sui territori o comunque rese disponibili da SIMA e dai partner universitari. Anche i Comuni possono fare epidemiologia a livello locale per identificare eventuali disuguaglianze di salute nel raggio di pochi chilometri o tra diversi quartieri, ma soprattutto per comprenderne le cause e intervenire con tempestività per rimuovere i possibili fattori di rischio o determinanti ambientali».

L’aumento di mortalità rispetto ai dati regionali interessava inizialmente solo l’area di Tamburi e si è poi allargato agli altri due quartieri, generando una disuguaglianza di salute inaccettabile rispetto alle zone a Sud della città.

Da questi dati, ora, non si può prescindere.

«La relazione tra questi dati e il piano dello stabilimento siderurgico di Taranto – ha chiosato il sindaco Mellucci- non potrà che orientare le prossime scelte del Governo italiano e la maniera con la quale utilizzeremo gli ingenti investimenti europei, a cominciare da quelli contenuti nel PNRR. Nei giorni in cui si prepara la XXVI convenzione quadro sui cambiamenti climatici e proprio le Nazioni Unite riconoscono ufficialmente che vivere in un ambiente sano è un diritto fondamentale dell’uomo, il laboratorio Taranto è il luogo dove l’Italia può dimostrare davvero le proprie intenzioni e tracciare la rotta per lo sviluppo sostenibile e la qualità della vita delle persone. E con questo studio è finalmente palese che si tratta di una questione di utilità oltre che di morale».

 

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