Mps Unicredit, 850 lavoratori col fiato sospeso tra Lecce e provincia

Una foto di archivio della banca Monte Pashi Siena a Roma. /ANSA/DEMANIO/BONOTTO

LECCE – Trasparenza sulla fusione Mps-Unicredit, netto rifiuto alle esternalizzazioni, garanzie di parità di trattamento a tutti i dipendenti. Tra Lecce e provincia, la vertenza riguarda 850 lavoratori.

I sindacati pretendono trasparenza. E proclamano per venerdì 24 lo sciopero unitario. Contro il rischio di spezzatino della più antica banca d’Italia, in campo Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisin. L’operazione di fusione con Unicredit rischia di tagliare oltre 5mila posti di lavoro a livello nazionale. Sul territorio provinciale leccese, sono coinvolti circa 400 addetti alle filiali e 450 lavoratori del centro direzionale. Proprio questi ultimi sono quelli più a rischio.

La fusione imposta dalla Commissione Europea al Ministero dell’Economia (principale azionista di Mps) sembra coinvolgere anche il Mediocredito Centrale (proprietà Invitalia), che acquisirebbe quasi tutte le filiali meridionali di Mps. Tanto in Unicredit quanto in Mediocredito potrebbero non trovare posto i lavoratori delle direzioni generali e dei centri direzionali, le cui caselle sono già occupate.

“Lavoratrici e lavoratori hanno diritto di sapere che cosa li aspetta”, dice il segretario generale della Fisac Cgil Lecce, Maurizio Miggiano. “L’impatto sul Salento (leccese) potrebbe essere devastante. Non vorremmo che la soluzione a cui stanno lavorando i vertici delle Banche e il Mef sia la mera esternalizzazione. Sarebbe una beffa, visto il precedente di Fruendo, operazione bocciata dai tribunali e che ha già creato disparità di trattamento tra lavoratori”. Sul tavolo anche la questione esodati, ossia la mole di dipendenti che sarà accompagnata alla pensione nell’ambito dell’operazione: anche in questo caso lo spauracchio della discriminazione è dietro l’angolo. Unicredit infatti garantisce l’accesso al Fondo di solidarietà a condizioni più vantaggiose rispetto a Mediocredito o ad altri eventuali soggetti, pubblici e privati, coinvolti nell’aggregazione.

Paola Boccardo, segretaria di coordinamento nazionale Mps per la Fisac, è critica sull’ipotesi Mps: “La conseguente diaspora di lavoratrici e lavoratori provocherebbe disparità, per esempio, tra chi confluirà in Unicredit, chi in Mediocredito e chi in società che magari neppure applicano il contratto di settore”.

 

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