Gazzetta del Mezzogiorno, stop alle pubblicazioni: mobilitazione per salvataggio in extremis

minerva

BARI- L’annuncio è stato fatto dal direttore Michele Partipilo dalle colonne del giornale: da lunedì la Gazzetta del Mezzogiorno non sarà più in edicola. “Dopo 134 anni si interrompe una storia che neppure le due guerre mondiali poterono fermare. Se non interverranno auspicabili colpi di scena, il destino del giornale e di tutti i lavoratori è segnato”, ha scritto il direttore, che ha lanciato un appello “a chiunque possa intervenire di farlo senza indugio, senza calcoli, senza interessi”, ribadendo che è dal 24 settembre 2018 che i giornalisti e tutti gli altri dipendenti fanno sacrifici enormi per continuare a mantenere in vita il giornale, anche lavorando gratis per mesi, accettando il taglio degli stipendi. Ora non basta più.
Una doccia fredda anche per i lettori: negli ultimi otto mesi, sembrava essere iniziato un nuovo corso per la Gazzetta, una nuova organizzazione, una nuova sede, un nuovo slancio, l’annuncio di nuove iniziative e servizi. Un cambio di passo avuto con Ledi srl, che ha stipulato un contratto di affitto di azienda con i curatori fallimentari del precedente gruppo Edisud spa, poi dichiarato fallito dal Tribunale di Bari.
Nei giorni scorsi, però, la società ha manifestato la propria indisponibilità a prorogare l’esecuzione del fitto di azienda oltre la sua naturale scadenza di questo 31 luglio, “avendo registrato che le valutazioni formulate dal Comitato dei creditori e dai Curatori del Fallimento Mediterranea s.p.a. sulle proposte di concordato fallimentare pendenti dinanzi al Tribunale di Bari (fra cui quella formulata dalla stessa Ledi), non valorizzano, né sul piano formale né su quello sostanziale, la continuità aziendale”.
In realtà, la curatela di Mediterranea era favorevole ad una proroga di 3 mesi mentre la società aveva proposto una proroga per tutto il mese di agosto. Invece, lo stop. “La possibilità di una proroga della gestione da parte della Ledi – ha spiegato il direttore – è venuta meno in queste ore, perché la continuità aziendale che sarebbe stata così assicurata – garantendo il valore della testata – non avrebbe avuto alcuna considerazione nelle successive valutazioni. Come se mettere un giornale in condizione di essere in edicola ogni giorno sia roba da niente”.
In sintesi: il giornale resta congelato fino all’assegnazione finale a una delle due società in corsa e cioè la Ledi srl, che l’ha gestito in affitto finora, e la Ecologica spa, che ha presentato un’analoga proposta di concordato nel fallimento.
Ma c’è un ma. E lo ha rimarcato anche il direttore: un giornale non è un’impresa come le altre, per cui si può interrompere la produzione e riprenderla quando la procedura fallimentare sarà ultimata. È un black out, questo, che rischia di portare alla morte definitiva la testata.
La palla ora passa nelle mani del Tribunale di Bari, per un salvataggio in extremis, se mai sarà fattibile, mentre istituzioni, esponenti politici di ogni colore, Fieg e sindacato dei giornalisti sono tutti in campo per chiedere interventi urgenti. I giornalisti ci credono ancora: “Stremata ma non vinta la redazione della Gazzetta non abdica al suo ruolo – dicono dal comitato di redazione – vi dà appuntamento a prestissimo e chiede a tutti gli attori in campo di tenere sempre ben presente che il Giornale è un bene comune e come tale va trattato e tutelato”.

 

T.C.

 

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