A Brindisi situazione nuovamente esplosiva nel dormitorio di via Provinciale San Vito

BRINDISI – Dopo i controlli di qualche mese fa è tornato a crescere il numero degli ospiti della struttura di accoglienza. C’è chi parla addirittura di 200 extracomunitari a notte! E non c’è traccia di campagna vaccinale…

Girarsi dall’altra parte e far finta di non vedere non serve a risolvere i tanti problemi del dormitorio di via Provinciale San Vito che continua a rappresentare una bomba ad orologeria in termini di sicurezza igienico-sanitaria degli ospiti e dei cittadini di Brindisi. Da settimane si rincorrono voci secondo cui di notte si accalcherebbero non meno di duecento extracomunitari, attirati in zona dall’offerta di lavoro nelle campagne del Brindisino. La struttura – un vecchio capannone ristrutturato più volte nel corso degli ultimi quindici anni – potrebbe ospitare una novantina di persone, ma certamente non in periodo di covid, quando si richiedono ben altri distanziamenti. Eppure quel numero si raddoppia, complici controlli all’acqua di rose e la consapevolezza di non avere altri posti dove farli dormire.

Tre mesi fa, in piena emergenza sanitaria, tutti gli ospiti furono sottoposti a tampone. Ma da quel momento non si hanno più notizie di ulteriori interventi sanitari, così come non c’è stata una iniziativa finalizzata a far vaccinare gli ospiti della struttura.

Come dire, insomma, che nel cuore della città di Brindisi esiste una bomba a cielo aperto che tanti fanno finta di non vedere per non porsi il problema di dover individuare soluzioni efficaci ed immediate.

Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza che invece va affrontata con decisione, verificando quanti di questi duecento extracomunitari sono stati vaccinati e quanti si sottopongono regolarmente a tamponi.

Diversamente, che senso avrebbe imporre il rispetto delle regole ai cittadini quando poi non si è in grado di garantire che le stesse valgano per tutti?

E’ evidente, pertanto, che Asl, Comune e forze dell’ordine sono chiamati ad intervenire, possibilmente prima che quel dormitorio si trasformi in un cluster di contagio da covid.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*