Omicidio al bancomat: i due fermati restano in silenzio davanti a gip e pm

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LECCE – Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, restando in silenzio davanti al gip Laura Liguori e al pm Alberto Santacatterina. Paulin Mecaj, 31enne albanese ritenuto l’esecutore materiale, difeso dall’avvocato Luigi Rella, e Andrea Capone, 28enne di Lequile ritenuto il suo complice, difeso dagli avvocati Raffaele Francesco De Carlo e Maria Cristina Brindisino, non hanno risposto alle domande durante l’udienza di convalida del fermo che si è tenuta questa mattina nel carcere leccese di Borgo San Nicola. Sul loro capo pendono le accuse di omicidio aggravato in concorso, porto abusivo di arma alterata e anche di ricettazione.

La vittima, Giovanni Caramuscio

Sono ritenuti dagli investigatori gli autori della rapina sfociata nell’omicidio a sangue freddo di Giovanni Caramuscio, 69enne di Monteroni, direttore di banca in pensione, la cui vita è finita proprio davanti a una banca, venerdì sera. Era andato a prelevare del denaro contante insieme alla moglie. Proprio davanti agli occhi della donna, due rapinatori hanno sparato a bruciapelo al marito, colpevole di aver reagito alla loro richiesta di denaro, e due proiettili lo hanno raggiunto uccidendolo.

L’avvocato Rella ha detto di Mecaj che non era in grado di rispondere alle domande, che è parecchio confuso; anche Capone, per l’avvocato Brindisino, è “provato dal contesto. È incensurato -dice- è spaesato, non ha mai avuto a che fare con il carcere”.

In queste ore il pm Alberto Santacatterina conferirà al medico legale Alberto Tortorella l’incarico di eseguire l’autopsia.  Solo dopo si potrà celebrare il funerale di Caramuscio, strappato alla vita, alla moglie e ai tre figli.

 

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