Incendi, fitopatie e abbandono: il deserto avanza. In 25mila chiedono un Piano di rigenerazione ecologica

minerva

LECCE- Ci si mobilita con ogni mezzo per provare a far crescere la consapevolezza sulla necessità di un piano organico di rigenerazione ecologica del Salento. C’è chi lo fa piantando alberi, anche senza attendere incentivi pubblici; c’è chi lo fa tornando a coltivare terre abbandonate; c’è chi prova a curare i suoi ulivi o a piantumarne degli altri; c’è chi a questo ci aggiunge l’impegno nel rendere la questione consapevolezza diffusa e portarla ai livelli istituzionali, per chiedere una pianificazione degli interventi coerente. Sono oltre 25mila le firme raccolte in due settimane con la petizione promossa dal gruppo Facebook Salviamo gli Ulivi del Salento sulla piattaforma Change.org: cittadini, associazioni, reti e movimenti locali si fanno sentire a fronte di una emergenza incendi e un processo di desertificazione dell’entroterra senza precedenti.

Non un atto vuoto, anche perché spesso associato a pratiche portate avanti sui territori in ordine sparso, ma con lo stesso filo conduttore: salvare il salvabile e rilanciare l’idea stessa di un approccio nuovo al territorio, fiaccato dal disseccamento rapido dell’olivo, dall’incuria dell’ambiente rurale e dai roghi senza sosta.

“Ciò a cui ci troviamo di fronte – spiegano i promotori della raccolta firme – non è più solo (e ormai da tempo) una crisi di comparto che interessa i soli coltivatori diretti e le imprese agricole, ma una catastrofe ecologica a cui siamo arrivati a causa di enormi ritardi nell’attuazione di efficaci azioni pubbliche di prevenzione, di politiche rurali e ambientali non sufficienti per fronteggiare il progressivo abbandono delle campagne, nonché a causa dell’abuso di pratiche agricole nocive e inquinanti. Già da tempo le istituzioni e la società pugliese e salentina tutta avrebbero dovuto riconoscere che quello che sta accadendo negli uliveti e nelle campagne è un vero e proprio disastro ambientale. Come tale, quindi, richiederebbe una politica pubblica e un’azione civile e culturale di ricostruzione complessiva, integrata e diversificata delle aree rurali ormai in gran parte private dei loro uliveti, non potendosi, quindi, limitare a incentivi a bando volti a lenire le perdite della produzione olivicola”.

Si invoca, dunque, una politica di ricostruzione ispirata ai principi della biodiversità, della sostenibilità ambientale, dell’equilibrata compresenza tra aree agricole coltivate, aree forestali e corridoi ecologici, di rispetto e ripristino del paesaggio in sintonia con la storia e la cultura locale, di pratiche agricole mirate a prevenire l’erosione dei terreni, ridurre il consumo idrico e l’uso di sostanze chimiche dannose per l’ecosistema. Quindi, un approccio integrato a tutto il sistema naturale.

Di fronte a questa sfida, il passo successivo del gruppo Salviamo gli Ulivi del Salento sarà la creazione  di una rete di coordinamento tra le associazioni promotrici della petizione e altre associazioni e imprese rurali interessate da questa emergenza, con l’obiettivo di partecipare attivamente alla costruzione di una politica pubblica di ripianificazione agro-ambientale delle aree rurali.

 

Per aderire come associazioni è sufficiente mandare una mail a salviamogliulividelsalento@gmail.com con l’anagrafica dell’associazione.

Hanno già aderito: Rete Salento Km0, Radici Urbane, XFARM, WWF Salento, Casa delle AgricUlture Tullia e Gino, LUNA Laboratorio rurale, CRAS Calimera, Coppula Tisa, Mobius Circle APS, Nativa APS, APS Ciàula, APS Misticanza, Salento Bici Tour, Manu manu riforesta, Camera a Sud, Emys, Metoxé, Cantiere civico Tricase, Clean Up, Nardò Bene Comune, Salento Rinasce, Zeromeccanico Teatro, Progetto Civitas, Human First, Cooperativa sociale agricola Alba, Movimento Incomune Fasano, Associazione FuoriFase, Associazione Prossima Lecce, OfficinaVisioni, Comitato Ulivivo Cosate Valle D’Itria, Terra d’Egnazia APS, Società italiana protezione beni culturali sez. Regione Puglia (onlus), Sud Sud Commercio Equo e Solidale, Verdesalis, Legambiente Gallipoli, AIAB Puglia.

 

 

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