Un tesoro archeologico pugliese nelle mani di un magnate belga: maxi sequestro e rimpatrio dei beni

randstad 1

BARI– Il tesoro di Puglia nelle mani di un facoltoso collezionista belga. 800 pezzi provenienti da tutta la regione, in particolare dall’area magno-greca e da Foggia. Un valore di 11 milioni di euro: per il più grande recupero di beni archeologici per la Puglia, fra i più importanti a livello nazionale, si è partiti da lontano, da una mostra tenutasi a Ginevra nel 1993 e da un’esposizione a Parigi del 1994. Dopo quattro anni di indagini svolte a livello internazionale, i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Bari hanno riportato a casa l’’intera raccolta costituita da pezzi di eccezionale rarità e inestimabile valore. A dare il via all’inchiesta, coordinata dalla Procura di Foggia con il contributo di EUROJUST, è stata l’intuizione di un funzionario del laboratorio di restauro della Soprintendenza Archeologica della Bat: aveva notato, sui cataloghi di quelle mostre di inizi anni ’90, una stele daunia tipica dell’area di Cerignola, ma incompleta nella parte centrale: a mancare era un’iscrizione decorativa corrispondente a un frammento custodito presso il Museo Archeologico di Trinitapoli che completava il disegno del margine inferiore dello scudo e la parte superiore del guerriero a cavallo, raffigurati nell’antico manufatto.

Da quel primo pezzo, come ricostruito in mattinata in conferenza stampa al castello di Bari, si è poi via via completato il puzzle: i successivi accertamenti sono stati effettuati in Svizzera tramite il servizio Interpol, per identificare il detentore dei beni e per capire se ne avesse altri trafugati dai corredi funerari di tombe scavate clandestinamente in questo territorio. Il magnate belga risultava tra l’altro fra i partecipanti ad alcuni convegni sulla Magna Grecia nell’ambito di una rassegna annuale che si svolge a Taranto e alla quale partecipano numerosi collezionisti e studiosi.

Quando, su delega della procura foggiana, la Polizia federale belga e i militari del Nucleo tutela del patrimonio hanno perquisito la sua casa nella provincia di Anversa, hanno trovato la stele da cui si è dipanata la matassa, verificando che il frammento mancante era proprio quello conservato a Trinitapoli. Ma hanno scoperto anche un intero tesoro archeologico pugliese, 782 reperti, soprattutto vasi a figure rosse, anfore, ceramiche a vernice nera, ceramiche indigene e attiche, a decorazione dipinta geometrica e figurata, numerosissime terrecotte figurate “tanagrine”, testine fittili, statuette alate, ecc. Tutto fatto rimpatriare per gli esami scientifici e tecnici, nonostante i ripetuti ricorsi da parte dall’indagato belga (tutti nel tempo respinti). Si tratta di beni nazionali databili tra il VI e il III secolo a.C., tutelati ai sensi del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, depredati e smembrati dai contesti originari. Ora sono patrimonio di tutti, in mostra al castello Svevo di Bari.

 

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*