Giù il sipario: il Lecce si lecca le ferite, in serie A una tra Venezia e Cittadella

Marco Mancosu, capitano del Lecce (foto P.Pinto)

LECCE (di Carmen Tommasi) – Le lacrime di disperazione piene d’amore di capitan Marco Mancosu, il volto scuro e lo sguardo abbassato di Eugenio Corini, il baby Antonino Gallo seduto inerme e pensieroso sul manto erboso del “Via del Mare”, il bomber Massimo Coda con gli occhi visibilmente tristi e la dirigenza intera mortificata, quasi addolorata: sono questi i fotogrammi più significativi, e forti, di una partita quella con il Venezia del “Via del Mare” che si è chiusa sull’1-1 e che in virtù dell’1-0 del “Penzo” ha permesso al Venezia di Zanetti di volare in finale playoff dove incontrerà il Cittadella di Roberto Venturato.

Si chiude tristemente il sipario e si abbassano lentamente i riflettori sulla maledetta stagione del Lecce in un campionato “folle” e di alto livello, come quello cadetto: ciò che resta è tanta delusione, più di qualche demerito di una squadra che aveva in mano la serie A diretta, con un secondo posto ben saldo a sei gare dalla fine, e che se l’è fatta sfuggire dopo un finale da film horror, in cui sono venute meno più di qualche certezza tattica, la lucidità mentale e ha avuto la meglio la stanchezza fisica, e non solo, di alcuni giocatori fondamentali per il gioco di Eugenio Corini. In alcuni frangenti, ci si è messa, poi ,anche la Dea bendata che non ha assistito a dovere i salentini.

Massimo Coda, attaccante US Lecce (foto P.Pinto)

Adesso, una tra Venezia e Cittadella accompagnerà Empoli e Salernitana in serie A: per i giallorossi sarà, invece, ancora serie B in quello che sin da inizio stagione era stato definito dal presidente Sticchi Damiani e soci un progetto triennale e di patrimonializzazione. Il progetto, quindi, continua e si baserà sempre di più sul settore giovanile, ma  ci sono delle ferite ancora fresche da guarire, della analisi approfondite da fare su quanto successo alla fine della regular season, lotteria dei playoff compresa, e pensare a chi merita di indossare ancora la maglia giallorossa, perchè crede nel progetto e ama il Lecce. Come, ad esempio, Marco Mancosu che si è presentato davanti al dischetto e ha calciato alle stelle: un rigore che per lui, dopo un periodo nero, poteva essere quello della liberazione. Un penalty lo si può sbagliare, lo sbaglia solo chi lo tira, chi ha il coraggio di tirarlo, e forse il buon Marco in quell’occasione avrebbe solo potuto osservare un suo compagno calciare e che magari avrebbe sbagliato lo stesso.

Il calcio è questo, e come dice Corini, a volte è anche ingiusto. Si, è vero, lo è ma c’è da dire che quando si ha “l’osso in bocca”, sempre per parafrasare una frase del tecnico bresciano, e lo si perde per proprie colpe, tenendo sempre presente che in campo ci sono anche gli avversari, bisogna riflettere in maniera molto lucida e farlo in fretta. Già da oggi, perchè nel calcio il futuro è adesso e bisogna ripartire subito. Dagli uomini giusti e valorosi. Con più entusiasmo e rabbia di prima: il Lecce può e deve farlo, perchè ci sono ancora tante belle favole da scrivere e tanti sogni da realizzare, the show must go on.

 

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