Taranto, giornata clou: presidi dall’alba, sindaco manifesta a Roma

ROMA – L’udienza c’è stata e la decisione è stata presa, anche se ancora non è nota: questo hanno comunicato gli avvocati al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci dopo la discussione di merito dinanzi al Consiglio di Stato sullo spegnimento dell’area a caldo del siderurgico, la più inquinante. E’ questa la giornata campale per la città ionica, che fa sentire la sua rabbia anche nella capitale: è il secondo giorno di sit in di numerosi attivisti, stavolta in Piazza Montecitorio. Croci bianche per ricordare i bambini che hanno pagato il prezzo più alto delle polveri e delle emissioni nell’aria di Taranto, striscioni e interventi continui. Si sa – e si spera – che quella che potrebbe giungere dai giudici di Palazzo Spada potrebbe essere la decisione che si attende da tanto, troppo tempo. I presidi sono iniziati dall’alba, a Roma come sul lungomare tarantino. la questione per i cittadini è fin troppo chiara: “Lo Stato a Genova e Trieste chiude l’area a caldo perché dannosa per la salute, a Taranto no, perché è strategica per la nazione”. Dinanzi alla sede del Consiglio di Stato, in mattinata, ha manifestato anche il sindaco Rinaldo Melucci con l’assessore all’Ambiente Paolo Castronovi, per chiedere che i giudici rigettino il ricorso di Governo e ArcelorMittal contro la sentenza del TAR di Lecce dello scorso mese di febbraio, che ha dato in sostanza ragione al primo cittadino in relazione alla richiesta di spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento. “Ci aspettiamo – ha detto Melucci – che il Consiglio di Stato tuteli i diritti costituzionali ed inalienabili dei cittadini tarantini, prima e meglio degli interessi delle grandi lobby industriali, è uno spartiacque morale e anche strategico per l’Italia intera e il suo sistema economico”.

 

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