Giornata sicurezza sul lavoro: in Puglia meno infortuni, ma più morti. Un terzo è per Covid

PUGLIA – È la giornata della sicurezza sul posto di lavoro. Nel 2020 gli infortuni in Puglia sono diminuiti del 20 per cento rispetto al 2019. Ma aumentano le vittime: 33, sulle 92 totali, sono spirate per covid contratto, appunto, sul posto di lavoro. L’allarme dal report Inail.

Nella giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, il bilancio pugliese ha due volti: da una parte nel 2020 gli infortuni sono diminuiti del 20% rispetto all’anno precedente (e ammontano a 24.635), dall’altra parte il dato più pesante: un quarto degli infortuni denunciati lo scorso anno è riconducibile al Covid.

33 di queste denunce hanno avuto esito mortale. Un terzo degli infortuni mortali registrati in Puglia è dunque riconducibile alla pandemia.

Il dato sui decessi covid – fonte Inail – è aggiornato al 31 marzo scorso, quando il numero di denunce presentate dal gennaio 2020 è aggiornato a 6.066 e fa piazzare la Puglia al settimo posto della triste classifica nazionale, in base all’indice di incidenza. Nello stesso periodo, in tutta Italia, le morti per Covid – sempre contratto sul posto di lavoro – sono 551. Tradotto: il 6% di questi decessi sono riconducibili alla Puglia.

Delle oltre 6mila denunce pugliesi, 651 sono localizzate nel Brindisino (con conseguenti due decessi), 607 nel Tarantino (con 6 decessi), 507 nella provincia di Lecce (con 3 decessi).

È il mese scorso, quello di marzo, a registrare un aumento considerevole: +387 casi rispetto a febbraio (+6,8% dunque). In questo lasso di tempo (che rappresenta il culmine della seconda ondata) l’aumento dei casi pugliesi di Covid contratto al lavoro supera persino l’aumento registrato a livello nazionale (pari al +5,6%) e ha riguardato tutte le province, anche se in termini di incidenza la più bersagliata è quella leccese.

Nel 2020, invece, il mese più critico è stato quello di novembre, concentrando il 27,4% dei 6.066 casi pervenuti dall’inizio dell’epidemia.

Per quanto riguarda le professioni più colpite, in cima ci sono gli operatori della sanità: medici, fisioterapisti, personale paramedico e in generale personale interno delle strutture sanitarie. Segue la pubblica amministrazione.

In generale l’andamento regionale dei casi denunciati è analogo a quello nazionale ma differisce per intensità: è, di fatto, inferiore alla media italiana nella prima ondata, ma superiore nella seconda, già a partire dal mese di settembre.

E.Fio

 

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