Educatori socio pedagogici, audizione Pagliaro: “Garanzie occupazionali per continuità nell’assistenza ai minori disabili”

PUGLIA – “Precarietà nel lavoro e precarietà nell’assistenza ai minori disabili: due criticità che si sommano e che obbligano la Regione a farsi carico del problema”. Il consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo de La Puglia Domani e Presidente Mrs, ha chiesto l’audizione in III Commissione degli assessori regionali alla Sanità e al Welfare, Lopalco e Barone, “affinché diano risposte certe agli educatori socio pedagogici sul loro futuro occupazionale, perché in gioco c’è la continuità di un servizio irrinunciabile per bambini e ragazzi con disabilità”.

“La loro inclusione e integrazione scolastica, che dev’essere garantita per legge, è a rischio se non viene assicurata la possibilità di lavorare in modo sereno e senza interruzioni. Agli educatori socio pedagogici, così come agli assistenti alla comunicazione dei minori con sordità o cecità (interpreti LIS e tiflologi), è richiesta una specifica formazione accademica e post universitaria, oltre ad un continuo aggiornamento professionale, ma non sono garantiti in alcun modo. A fronte di queste alte competenze specialistiche, didattiche e relazionali, e nonostante svolgano un compito di enorme responsabilità, sono assunti da cooperative autorizzate dalla Regione con contratto a tempo determinato o indeterminato part time, con un monte ore spesso assai risicato e retribuzione pari a zero in caso di assenza dell’alunno assistito o di sospensione delle attività scolastiche.

Una condizione di disagio insostenibile, peggiorata dalla pandemia per l’impossibilità di accedere agli ammortizzatori sociali. A luglio 2020, con il sì unanime del Consiglio regionale, fu approvata una mozione che impegnava la Giunta a prevedere l’istituzione di un fondo speciale a sostegno di educatori socio pedagogici, interpreti LIS e tiflologi, rimasta tuttavia inapplicata.

La Regione si faccia carico di questo problema e garantisca agli educatori socio pedagogici il riconoscimento anche economico di un ruolo tanto importante, che merita dignità e rispetto. Non si può essere precari a vita”.

 

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