Covid, scoperto in Puglia il primo caso di variante brasiliana

BARI – In Puglia la variante principale del covid, da dicembre, è quella inglese: ma in questi ultimi giorni è stata sequenziata un’altra variante che preoccupa e non poco: quella brasiliana.

I biologi del laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata, di Putignano, hanno individuato la prima traccia di questa nuova variante nel tampone di una donna di Foggia. Ora la preoccupazione principale è quella di non diffonderla. A spiegarci i motivi, Antonio Parisi, responsabile del laboratorio: “Ciò che preoccupa – ci spiega – è che questa variante apparrebbe più resistente agli anticorpi”. Tradotto: potrebbe essere più resistente ai vaccini rispetto alle altre.

La variante brasiliana, come quella sudafricana, ha tre mutazioni importanti vicine tra loro, che alterano la conformazione della proteina ‘spike’: ovvero quella che permette al virus di agganciarsi alle cellule del nostro tratto respiratorio, entrare dentro di queste e replicarsi. La modificazione della proteina ‘spike’ potrebbe eludere la risposta anticorpale e quindi i vaccini attualmente disponibili potrebbero non garantire una efficacia piena. Tutto è da vedere e tutto da approfondire, chiariscono dall’Istituto Zooprofilattico, ora però è importante che non si diffonda. Intanto sequenziare la variante significa individuarla, isolarla invece – il passaggio successivo – permette proprio di studiarne i comportamenti. Negli stessi laboratori è stato fatto per tutte le varianti circolate in Puglia, da inizio pandemia ad oggi ne sono circa 30. Un numero altissimo che dimostra quanto il coronavirus sia abituato a modificarsi nel tempo man mano che incontra l’uomo e come, però, questo non significhi che diventi più pericoloso. Perché – spiegano ancora i ricercatori a TrNews – di queste 30 varianti, due sono quelle attualmente attenzionate: la variante inglese, della quale ormai si conosce il comportamento e quindi anche l’incapacità di resistere ai vaccini, e la variante brasiliana. Per ora, fortunatamente, non c’è traccia della variante indiana che, invece, è arrivata in Veneto e di quella sud africana. Un’altra variante è stata sequenziata sempre in queste ore ed è la variante nord africana che, però, non desta preoccupazioni nei ricercatori e nemmeno al Ministero perché, ormai è certo, rientra tra quelle che hanno una contagiosità e una aggressività uguale alle altre già circolate.

 

 

 

 

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